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            <description>Le ultime notizie di toscana.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:48:38 +0200</pubDate>
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                        <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:39:40 +0200</pubDate>
                        <title>Piombino, firmato l&#039;accordo di programma JSW: per USB la partita è tutt&#039;altro che chiusa. Lo stato doveva assumersi la responsabilità del rilancio della siderurgia</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con la firma dell'Accordo di Programma da parte di JSW si conclude, a distanza di un anno dalla sottoscrizione dell'Accordo Quadro, un passaggio istituzionale atteso per il futuro del polo siderurgico di Piombino.<br /> Nell'accordo è stata recepita la clausola di salvaguardia occupazionale, così come richiesto da USB e già prevista nell'Accordo di Programma del 2018. Si tratta di un elemento importante, che tutela i lavoratori nella fase di transizione, ma che da solo non è sufficiente a garantire il rilancio del polo.<br /> Nel corso dell'incontro tutte le istituzioni, a partire dal Ministro Adolfo Urso, hanno parlato dell'avvio di una nuova fase per Piombino, sostenendo che il rilancio dello stabilimento possa rappresentare un punto di ripartenza anche per l'intera siderurgia nazionale.<br /> USB ritiene però che sia necessario mantenere grande prudenza. Non diciamo gatto finché non è nel sacco. La storia degli ultimi anni impone di giudicare i risultati sui fatti e non sugli annunci.<br /> JSW, infatti, ha già dimostrato dal 2018 di non aver rispettato gli impegni assunti in materia di investimenti e rilancio produttivo. Allo stesso tempo rimangono forti incognite sul progetto Metinvest, che continua a scontare i ritardi legati al contesto internazionale e alla guerra in Ucraina, con la ricerca ancora aperta di un terzo investitore e un cronoprogramma che sta già accumulando ritardi, anche rispetto agli impegni occupazionali previsti dall'Accordo Quadro.<br /> Per questo sarà determinante l'incontro convocato al Ministero per il prossimo 15 luglio, dedicato all'Accordo di Programma di Metinvest e alla verifica dello stato di attuazione dell'Accordo Quadro sottoscritto lo scorso anno.<br /> Come USB riconosciamo l'importanza della clausola di salvaguardia occupazionale, ma riteniamo che quella di&nbsp;oggi&nbsp;sia anche un'occasione mancata.<br /> A Piombino esistevano tutte le condizioni per un intervento diretto dello Stato. Gli investimenti riguardano aree pubbliche e demaniali e nello stabilimento si produce l'unica rotaia ferroviaria italiana, una produzione strategica per la sicurezza, l'autonomia industriale e lo sviluppo della rete ferroviaria nazionale. Un asset di questo valore non può continuare a essere lasciato nelle mani di gruppi privati che hanno già dimostrato di non mantenere gli impegni assunti.<br /> Dopo anni di finanziamenti pubblici concessi senza risultati concreti, era il momento di cambiare strada. Lo Stato avrebbe dovuto assumere un ruolo diretto nel rilancio del polo siderurgico, garantendo investimenti, occupazione e una vera politica industriale. Continuare a inseguire le promesse delle multinazionali significa esporre ancora una volta lavoratrici, lavoratori e un intero territorio al rischio di nuovi ritardi<br /> e nuove delusioni.<br /> USB continuerà a vigilare affinché gli impegni sottoscritti diventino investimenti reali, occupazione stabile e rilancio produttivo. Per noi la siderurgia è un settore strategico per il Paese e deve tornare sotto un forte controllo pubblico. Solo così sarà possibile garantire il futuro di Piombino e costruire una vera politica industriale nazionale, fondata sull'interesse collettivo e non sulle convenienze dei grandi gruppi privati.<br /> <br /> Usb Piombino<br /> Usb Nazionale Industria – Categoria Operia</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:28:19 +0200</pubDate>
                        <title>Porto di Livorno. Convocati due tavoli sulla sicurezza. Usb: bene il confronto ma servono interventi strutturali</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi, 6 e 7 luglio, si sono svolti due importanti momenti di confronto presso la sala riunioni dell’Autorità di Sistema Portuale. In entrambi i casi, allo stesso tavolo, i membri delle segreterie sindacali provinciali, i rappresentanti delle aziende e i dirigenti della AdSP.<br /> <br /> Abbiamo partecipato alla presentazione ufficiale dei nuovi Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza di sito e al tavolo igiene e sicurezza in ambito portuale.<br /> <br /> Il tema della sicurezza è un argomento da sempre al primo posto nell’agenda della nostra organizzazione sindacale. Il fatto che USB sia finalmente approdata ai tavoli ufficiali convocati nel porto di Livorno è sicuramente il frutto dell’intenso lavoro svolto in questi anni, che ha portato anche alla elezione di un nostro delegato tra gli<br /> RLS di sito.<br /> <br /> Bene il confronto ma su queste tematiche servono interventi strutturali. È necessario agevolare e garantire la massima agibilità e autonomia agli RSL a partire da quelli aziendali. Indispensabile che siano uniformati il più possibile, i protocolli sulla sicurezza esistenti e ne siano prodotti di nuovi aggiornati alle condizioni attuali che, in molti casi, risultano essere diverse dal passato.<br /> Esempio tra tutti il tema del caldo estremo e il rischio connesso di stress termico per i lavoratori. &nbsp;Le procedure operative, il lavoro in stiva, l’utilizzo di mezzi sono altri esempi di fattispecie di rischio elevato che dovranno essere aggiornate. In questo senso anche il lavoro di controllo e di coordinamento dell’Autorità di Sistema Portuale è fondamentale.<br /> <br /> Come segreteria USB Mare e Porti rivolgiamo un augurio di buon lavoro ai nuovi RLS di sito e ribadiamo loro, il nostro massimo sostegno<br /> <br /> <strong>USB Mare e Porti Livorno</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:30:41 +0200</pubDate>
                        <title>Piaggio : la chiamano responsabilità. Noi la chiamiamo resa.</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1°&nbsp;luglio&nbsp;Piaggio aprirà l'ennesima procedura di solidarietà. Ancora una volta saranno gli operai a pagare il prezzo delle scelte aziendali, con meno salario e meno prospettive. Ma la situazione è ancora più grave.<br /> Da&nbsp;domani&nbsp;iniziano le fermate delle linee in diversi reparti. Alcune produzioni termineranno già a metà luglio. Il lavoro manca. E non manca per una fatalità o per una crisi improvvisa. Manca perché da anni è assente una vera strategia industriale. Gli investimenti vengono rinviati, i nuovi progetti non arrivano e lo stabilimento viene lasciato vivere alla giornata, senza una prospettiva di rilancio.<br /> Solo poche settimane fa si celebravano gli ottant'anni della Vespa. Discorsi, fotografie, autorità e applausi raccontavano l'eccellenza italiana e un marchio simbolo nel mondo. Finita la propaganda, però, resta la realtà: fermate produttive, solidarietà, salari che diminuiscono e un futuro sempre più incerto. È questa la distanza tra la narrazione e ciò che gli operai vivono ogni giorno.<br /> <br /> Piaggio continua a utilizzare gli ammortizzatori sociali come uno strumento ordinario di gestione, trasferendo sui lavoratori e sulla collettività il costo delle proprie scelte. È inaccettabile che si continui a ricorrere alla solidarietà senza assumersi la responsabilità di rilanciare davvero il sito di Pontedera.<br /> Per USB la solidarietà non può tradursi in un taglio dello stipendio. Se l'azienda sceglie questa strada, deve garantire l'integrazione salariale. Gli operai non possono diventare il bancomat a cui attingere ogni volta che vengono meno programmazione, investimenti e visione industriale.<br /> Anche questa volta tutto viene deciso all'ultimo momento. I lavoratori vengono convocati quando le decisioni sono già state prese, senza un confronto reale e senza una trattativa vera. Si chiede soltanto di ratificare un accordo già scritto.<br /> <br /> Negli anni questo metodo è stato presentato come responsabilità. In realtà ha finito per trasformare la responsabilità in semplice accettazione delle decisioni aziendali. Ogni sacrificio viene descritto come inevitabile, ogni arretramento come necessario, ogni accordo come il migliore possibile.<br /> Ma il compito di un delegato sindacale non è accompagnare i lavoratori ad accettare nuovi sacrifici. È rappresentarli, difenderne il salario, contrastare le scelte sbagliate e pretendere investimenti e prospettive. Quando invece si firma tutto, si giustifica tutto e si invita sempre e soltanto ad avere pazienza, si smette di rappresentare gli operai e si finisce per assecondare un modello che punta a una fabbrica senza conflitto e a lavoratori sempre più ricattabili.<br /> <br /> <br /> Gli accordi al ribasso non hanno salvato il futuro dello stabilimento. Lo hanno progressivamente indebolito. Ogni firma che ha ridotto diritti e tutele è stata giustificata in nome del&nbsp;domani.<br /> Quel domani&nbsp;oggi&nbsp;è sotto gli occhi di tutti: esuberi, fermate produttive, solidarietà e assenza di una prospettiva industriale.<br /> Anche la politica porta una responsabilità enorme. Quando c'è da inaugurare una mostra sulla Vespa o partecipare a una celebrazione, le istituzioni sono sempre presenti. Quando invece occorre pretendere investimenti, difendere l'occupazione e chiedere conto delle scelte industriali della proprietà, prevalgono il silenzio e l'inerzia. Da anni Comune, Regione e Governo assistono senza intervenire al progressivo indebolimento dello stabilimento. Si evita di mettere in discussione la proprietà e di aprire un confronto serio sul futuro industriale di Pontedera. Eppure è compito delle istituzioni pretendere un piano industriale credibile, vincolare gli incentivi pubblici agli investimenti e garantire un confronto permanente sul futuro produttivo del territorio. Il lavoro si difende con gli atti, non con le fotografie.<br /> Per questo non possiamo accettare che gli ammortizzatori sociali diventino una componente strutturale del modello Piaggio, né che siano sempre gli operai a pagare il prezzo delle scelte aziendali. Allo stesso modo, il sindacato non può ridursi a certificare decisioni già prese. Serve rompere un equilibrio costruito sul silenzio, sulla rassegnazione e sulla continua ricerca della pace sociale.<br /> <br /> La storia del movimento operaio insegna una cosa semplice: nessun diritto è stato regalato. Tutto è stato conquistato attraverso il conflitto. Chi rinuncia al conflitto finisce inevitabilmente per accettare l'arretramento dei diritti e le decisioni dell'azienda. Ed è proprio questa scelta a rendere sempre più evidente da quale parte si decide di stare. Chi&nbsp;oggi&nbsp;invita ad abbassare la testa non sta difendendo il lavoro. Sta soltanto rendendo più semplice il compito di chi vuole continuare a ridurre salari, diritti e occupazione.<br /> Per questo il primo passo è ricostruire partecipazione, consapevolezza e organizzazione. È il momento di scegliere da che parte stare. Noi, come sempre, stiamo dalla parte degli operai.<br /> <br /> CHI FIRMA LA RESA È PARTE DEL PROBLEMA.<br /> I DIRITTI NON SI FIRMANO. SI CONQUISTANO CON LA LOTTA.<br /> <br /> RSU USB PIAGGIO</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:16:33 +0200</pubDate>
                        <title>Comunicato congiunto: Sottomarini da guerra nel nostro porto? Ferma opposizione anche durante l’incontro con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata di&nbsp;ieri&nbsp;una delegazione dei collettivi, sindacati e partiti che da anni lottano contro la militarizzazione del nostro porto e la complicità della nostra città con le guerre americane e israeliane ha incontrato il presidente dell’Autorità di Sistema Davide Gariglio e il dirigente demanio portuale Marilli. Incontro richiesto durante la recente manifestazione di protesta davanti a Palazzo Rosciano.<br /> Abbiamo nuovamente espresso la nostra forte opposizione rispetto alla possibilità che l’azienda Drass, che dovrà produrre sottomarini da guerra per il governo indonesiano, possa ricevere in concessione spazi del nostro porto per i test di questi sottomarini.<br /> Sappiamo inoltre che le concessioni per gli spazi che si stanno liberando in porto verranno rilasciate per periodi che raggiungono anche i dieci anni, motivo di ulteriore preoccupazione qualora aziende impegnate nella filiera bellica dovessero appropriarsene, rendendo di fatto il nostro porto luogo di produzione e test di mezzi destinati alla guerra.<br /> Le ragioni che sono state espresse, a sostegno della nostra posizione, non hanno solo un carattere etico e politico. Basterebbero quelle. Ma anche economiche ed occupazionali. I traffici e le attività civili, ormai è ampiamente noto, hanno un’incidenza occupazionale ben maggiore. Inoltre, vi sono anche ragioni legate alla sicurezza dei lavoratori portuali e non solo.<br /> Al netto di quali saranno le decisioni dell’Autorità e i bandi di assegnazione che usciranno siamo pronte e pronti a dare battaglia come tante altre volte, ricordando sempre che la guerra non è fatta solo di bombe e proiettili, ma anche e soprattutto di logistica, mezzi di trasporto e demolizione, come i caterpillar israeliani che fermammo a&nbsp;settembre&nbsp;al molo Italia.<br /> <br /> &nbsp;<br /> Potere al Popolo<br /> Attac Livorno<br /> USB Livorno</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 01 Jul 2026 15:54:48 +0200</pubDate>
                        <title>CALDO ESTREMO A LAVORO. MALORI, INTERRUZIONE DELLE ATTIVITA’ E DECINE DI DENUNCE. USB: SERVE UN MECCANISMO AUTOMATICO A TUTELA DEI LAVORATORI</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni USB Livorno ha inviato decine di segnalazioni, diffide e denunce agli organi competenti in merito al rischio elevato di stress termico per i lavoratori. Parliamo principalmente di piazzali all’aperto e capannoni industriali.<br /> Sono già diversi i malori registrati, almeno due presso la fabbrica Trelleborg in via March e su un piazzale gestito dalla Porto2000.<br /> In porto, per ben due volte, lavoratori e RLS hanno interrotto temporaneamente le operazioni di carico cellulosa in stiva, dopo aver constatato temperature insopportabili. I'8&nbsp;luglio&nbsp;si riunirà, presso l'Autorità di Sistema, il comitato salute e sicurezza proprio su questo tema.<br /> <br /> Richieste di intervento urgente sono state inviate presso alcuni piazzali di logistica come MVN, magazzini, ad esempio DHL, Fondazione Goldoni, Solvay, Magna Closures Le richieste sono sempre le medesime ma trovano costantemente l’opposizione dei datori di lavoro. Sospensione delle attività, pause aggiuntive, locali idonei e attrezzati per abbattere le temperature durante lo stop alle attività, cambi turno e nei casi limite accesso alla cassa integrazione così come previsto dai protocolli.<br /> Il riferimento chiaro è l’indice calcolato tra temperatura e umidità. Se si supera una certa soglia i lavoratori devono essere messi in sicurezza. Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, senza l’intervento tempestivo del sindacato o dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza le aziende tendono a garantire la produzione a tutti i costi a discapito della salute e della sicurezza dei lavoratori.<br /> In questo senso, oltre ad invitare i lavoratori e le lavoratrici a contattare la nostra organizzazione sindacale in caso di necessità, crediamo sia urgente prevedere meccanismi automatici di intervento in caso di rischio stress termico e relative sanzioni per le aziende che non rispettano le procedure. L’ordinanza regionale è limitata solo ad alcuni settori mentre nelle fabbriche e nei piazzali portuali e della logistica si mette a rischio la vita. Così come in tanti altri luoghi di lavoro.<br /> <br /> Usb Livorno</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:54:07 +0200</pubDate>
                        <title>B.S. AUTOTRASPORTI LIVORNO: REPRESSIONE SINDACALE, SANZIONI E MANCANZA DI CONFRONTO. CONTINUA LO STATO DI AGITAZIONE</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>A mesi dalle mobilitazioni culminate nei due giorni di sciopero del&nbsp;febbraio 2026, durante i quali lavoratori e attivisti USB sono stati minacciati di licenziamento e denuncia per i picchetti davanti alla sede aziendale, restano irrisolte le gravi criticità nell'appalto DHL di Livorno.<br /> B.S. Autotrasporti continua a sottrarsi a un confronto serio con i lavoratori e con USB. Il dialogo con coordinatori e responsabili è spesso inesistente, rendendo impossibile affrontare i problemi che emergono quotidianamente.<br /> USB ha proposto incontri periodici tra coordinatori e corrieri per migliorare l'organizzazione dei giri, distribuire equamente i carichi di lavoro, prevenire contestazioni disciplinari e rendere più efficiente il servizio. Una proposta che l'azienda continua a ignorare.<br /> Ai lavoratori viene imposto il rigoroso rispetto delle procedure DHL senza garantire condizioni che consentano di operare in sicurezza, nel rispetto del Codice della Strada e delle normative vigenti. Carichi di lavoro e tempi di consegna rendono sempre più difficile rispettare contemporaneamente tutte queste prescrizioni.<br /> Restano inoltre aperte le violazioni contrattuali: decurtazioni unilaterali di ferie e ROL per esigenze aziendali, senza il consenso dei lavoratori, e il mancato riconoscimento della maggiorazione prevista dal CCNL per il personale di magazzino impiegato il&nbsp;sabato.<br /> Dopo essere stata costretta a riconoscere USB come interlocutore sindacale, l'azienda continua a mantenere un atteggiamento ostile verso i lavoratori organizzati. Contestazioni disciplinari e sanzioni vengono applicate a pioggia e con crescente severità. Si passa da pesanti decurtazioni salariali a sospensioni dal lavoro e dalla retribuzione sempre più lunghe, con un progressivo inasprimento dell'azione disciplinare che sembra preludere anche al possibile ricorso al licenziamento. Un'escalation che, in diversi casi, assume un evidente carattere intimidatorio e ritorsivo nei confronti di chi rivendica i propri diritti o partecipa all'attività sindacale.<br /> A fronte di questi provvedimenti, l'azienda continua inoltre a non fornire documentazione che dimostri l'effettiva applicazione delle presunte penali da parte della committenza DHL, utilizzate per giustificare le sanzioni.<br /> Persistono pressioni e intimidazioni nei confronti dei lavoratori, in particolare degli iscritti e dei delegati sindacali, in un clima incompatibile con le libertà garantite dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. Non si tratta di episodi isolati, ma di un quadro complessivo che sembra mirare a scoraggiare ogni forma di iniziativa collettiva.<br /> Emerge una precisa volontà di comprimere gli spazi del conflitto sindacale, trattando l'organizzazione dei lavoratori come un ostacolo alla continuità del servizio e alla circolazione delle merci, anziché come un diritto. Quando l'attività sindacale viene ostacolata, chi sciopera viene intimidito e chi organizza la protesta viene colpito con provvedimenti disciplinari o minacciato di conseguenze ancora più gravi, non è in discussione soltanto la posizione dei singoli lavoratori, ma il diritto collettivo di organizzarsi, contrattare e costruire rapporti di forza per difendere salario e sicurezza.<br /> Per tutte queste ragioni USB ha riaperto formalmente lo stato di agitazione dal 6 maggio. Nonostante le ripetute richieste, l'azienda continua a rifiutare un confronto effettivo e ad assumere impegni concreti per risolvere i problemi denunciati dai lavoratori.<br /> USB continuerà a intervenire su tutti i piani, sindacale, legale e di mobilitazione, per difendere diritti, sicurezza, salario e il pieno esercizio delle libertà sindacali.<br /> Dopo aver formalmente diffidato l'azienda, denunciamo pubblicamente questo atteggiamento e ribadiamo che non accetteremo ulteriori intimidazioni, ricatti o comportamenti discriminatori.<br /> <br /> USB LIVORNO</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 09:44:44 +0200</pubDate>
                        <title>STRAGE DI VIAREGGIO, 17 ANNI DOPO: LA CASSAZIONE CHIUDE IL CERCHIO, MA IL SISTEMA RESTA IN PIEDI</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/strage-di-viareggio-17-anni-dopo-la-cassazione-chiude-il-cerchio-ma-il-sistema-resta-in-piedi-0945.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Ieri sera, 25 giugno 2026, la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite. Rigettati i ricorsi degli imputati, è confermata tra le altre la condanna a cinque anni per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e RFI.</p>
<p class="text-justify">USB Toscana esprime vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le lavoratrici e i lavoratori ferroviari che per diciassette anni hanno tenuto viva la memoria e la battaglia per la giustizia.</p>
<p class="text-justify"><strong>Una giustizia parziale, strappata metro per metro</strong></p>
<p class="text-justify">Questa condanna definitiva è un risultato importante, ma non cancella né le ferite di chi ha perso una persona cara, né quelle prodotte dal percorso giudiziario stesso. Nel 2021 la Cassazione aveva dichiarato prescritti i reati di omicidio colposo, non riconoscendo l'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Trentadue persone morte, e l'omicidio andato in prescrizione: un paradosso che rivela tutto il limite di un sistema che tutela i potenti più delle vittime. Tutte le condanne riguardano il solo reato di disastro ferroviario colposo, l'unico sopravvissuto alla ghigliottina della prescrizione. Come ricordano i familiari: la prescrizione non è un'assoluzione.</p>
<p class="text-justify"><strong>Le responsabilità sono di classe, non solo individuali</strong></p>
<p class="text-justify">Nel processo è emersa una deliberata politica aziendale improntata al risparmio sulla sicurezza e alla massimizzazione dei profitti, con un rischio consapevolmente scaricato su lavoratori e cittadini. Quella notte non fu una fatalità: fu il frutto della ricerca del profitto a tutti i costi. I tagli al personale, la deregolamentazione della manutenzione, l'esternalizzazione a catena delle responsabilità erano il sistema. Moretti ne era il volto pubblico, non un'eccezione. Cinque anni di pena per 32 vite spezzate non è la giustizia che queste famiglie meritano. Lo ricorda bene Daniela Rombi, presidente de &quot;Il Mondo che vorrei&quot;, che nella strage perse una figlia di ventuno anni: &quot;Sette tribunali hanno detto che sono colpevoli e la prescrizione non è un'assoluzione. Per noi restano colpevoli anche dei reati prescritti.&quot;</p>
<p class="text-justify"><strong>La lotta deve continuare: salari, salute e sicurezza sul lavoro</strong></p>
<p class="text-justify">Viareggio non è un caso isolato: è il punto più tragico di una linea che attraversa decenni di tagli, precarizzazione e smantellamento delle tutele. Ogni anno in Italia muoiono migliaia di lavoratrici e lavoratori, e la risposta giudiziaria arriva decenni dopo, ridotta dalla prescrizione. Non basta. USB si batte ogni giorno su tre fronti inscindibili: salari dignitosi, salute nei luoghi di lavoro, sicurezza reale — non quella scritta nei contratti e ignorata nei fatti. Lo abbiamo fatto nelle vertenze, negli scioperi contro i piani industriali che svuotano gli organici, nelle lotte di chi lavora in condizioni insicure senza voce per dirlo. La logica che ha prodotto Viareggio, il profitto prima delle persone, è la stessa che USB contrasta ogni giorno nei trasporti, nella logistica, nella scuola, nella sanità, nell'industria. Non si tratta di sicurezza come voce di bilancio: si tratta di vite umane da tutelare.</p>
<p class="text-justify">Alle famiglie che hanno lottato per diciassette anni diciamo: siete stati voi i veri protagonisti di questa storia. Noi non vi lasceremo da soli.<br /> <br /> USB Toscana</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:54:30 +0200</pubDate>
                        <title>DIFENDIAMO GLI ORTI URBANI DI VIA GOITO DALLA CEMENTIFICAZIONE Martedì 23 giugno alle ore 10:00 sotto il TRIBUNALE CIVILE DI LIVORNO.</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/difendiamo-gli-orti-urbani-di-via-goito-dalla-cementificazione-martedi-23-giugno-alle-ore-1000-sotto-il-tribunale-civile-di-livorno-0955.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 23&nbsp;giugno&nbsp;si svolgerà un'altra asta di vendita dell'area verde di Via Goito, un importantissimo polmone verde di 6 ettari, vitale per la nostra città.<br /> Dopo tre infami tentativi di vendere gli orti all’asta, ci troviamo ancora ad assistere al misero tentativo di speculazione edilizia ai danni di uno degli ultimi polmoni verdi di via Goito, diventato nel corso degli anni simbolo di resistenza attiva contro ogni forma di cementificazione.<br /> L'amministrazione comunale avrebbe avuto la possibilità di cambiarne la destinazione d'uso, togliendo di fatto l'edificabilità, oppure acquistare il terreno. Ma preferisce non farlo, condannandolo all'ennesima speculazione edilizia che la nostra città sarà costretta a subire.<br /> Scendiamo in piazza uniti per esprimere il nostro dissenso: non un centimetro di cemento verrà colato.</p>
<p><br /> No alla distruzione del Parco di via Goito!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:28:40 +0200</pubDate>
                        <title>BASTA RINVII, BASTA PROMESSE. È IL MOMENTO DI INTERVENIRE</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/basta-rinvii-basta-promesse-e-il-momento-di-intervenire-1629.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB proclama per mercoledì 24 giugno uno sciopero di 24 ore di tutti i lavoratori e le lavoratrici del polo siderurgico di Piombino, in concomitanza con l'incontro convocato presso la Regione Toscana.</p>
<p>A distanza di mesi dagli annunci e dagli impegni assunti, il quadro industriale continua a essere caratterizzato da incertezze, ritardi e mancanza di garanzie.</p>
<p>La firma dell'Accordo di Programma da parte di JSW non è ancora arrivata. Sul fronte Metinvest registriamo continui slittamenti rispetto al cronoprogramma presentato. Nel frattempo la guerra in Ucraina, elemento che incide direttamente sulle prospettive del progetto, è tutt'altro che conclusa e continua ad alimentare dubbi sulla reale sostenibilità degli investimenti annunciati.</p>
<p>Ancora più grave è l'assenza di qualsiasi concreta clausola di salvaguardia occupazionale capace di garantire il futuro dei lavoratori coinvolti nei processi di riconversione e rilancio del sito.</p>
<p>USB denuncia inoltre le crescenti difficoltà di convivenza industriale tra i due soggetti privati chiamati a operare nell'area siderurgica. Una situazione che rischia di trasformare Piombino nell'ennesimo laboratorio di promesse mancate, mentre il tempo passa e il prezzo continua a essere pagato esclusivamente dai lavoratori, dalle loro famiglie e dall'intero territorio.</p>
<p>Eppure il polo siderurgico di Piombino viene indicato dal Governo e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come un sito strategico per l'interesse nazionale. Se davvero è così, non è più accettabile assistere all'ennesima sequenza di rinvii, incertezze e continui impieghi di risorse pubbliche senza risultati concreti sul piano industriale e occupazionale.</p>
<p>Per USB, dopo questi mesi di attese e promesse disattese, è necessario cambiare radicalmente approccio.</p>
<p>Il Governo deve esercitare i poteri della Gold Power e assumere un ruolo diretto nel futuro del polo siderurgico di Piombino, fino alla nazionalizzazione dell'asset strategico, garantendo investimenti, occupazione, tutela salariale e una reale prospettiva industriale per il territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non possiamo più permettere che il futuro di migliaia di lavoratori e di un settore strategico per il Paese resti ostaggio di interessi privati, ritardi e operazioni che finora hanno prodotto soltanto incertezza.</p>
<p>L'unico prezzo pagato fino ad oggi è stato quello imposto ai lavoratori e alle lavoratrici, costretti a vivere anni di ammortizzatori sociali, precarietà e mancanza di prospettive, mentre il territorio continua a subire gli effetti di una crisi che sembra non avere fine.</p>
<p>Mercoledì 24 giugno fermiamo il polo siderurgico di Piombino.</p>
<p>Per il lavoro, per l'industria, per il territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB PIOMBINO</p>
<p>USB INDUSTRIA NAZIONALE – CATEGORIA OPERAIA</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:41:04 +0200</pubDate>
                        <title>PER LA PALESTINA, CONTRO I TRAFFICI DI ARMI E LA MILITARIZZAZIONE DEI PORTI : LA MOBILITAZIONE DEL 18 GIUGNO A LIVORNO</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/per-la-palestina-contro-i-traffici-di-armi-e-la-militarizzazione-dei-porti-la-mobilitazione-del-18-giugno-a-livorno-0942.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La giornata del 18&nbsp;giugno&nbsp;a Livorno si è aperta con una conferenza stampa e un presidio al Varco Valessini, promossi da USB e partecipati dalle realtà livornesi con cui da mesi condividiamo il percorso di mobilitazione a sostegno del popolo palestinese, insieme a realtà del territorio pisano, tra cui il Movimento No Base e il Coordinamento per il Boicottaggio di Israele.</p>
<p><br /> Gli interventi che si sono susseguiti hanno espresso sostegno al passaggio nel nostro territorio delle imbarcazioni della Global Intifada e la Ghassan Kanafani di Freedom Flotilla Italia, impegnate in un viaggio lungo le coste italiane con l'obiettivo di contribuire alla rottura dell'assedio imposto a Gaza, denunciare la complicità dei governi europei con il governo israeliano e contrastare il traffico di armi dirette verso la Palestina.<br /> Le finalità di questa iniziativa sono pienamente coerenti con il percorso di lotta che le realtà presenti portano avanti nei rispettivi territori. Da tempo denunciamo e contrastiamo, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, il transito di armamenti nei porti e l'utilizzo delle infrastrutture portuali per attività e finalità militari.</p>
<p><br /> In questo quadro si inserisce anche la richiesta avanzata da Drass di ottenere una concessione su una banchina dell'area portuale di Livorno, sottraendo spazi all'uso civile del porto per destinarli ad attività legate al settore militare, nello specifico ai test di sommergibili destinati all'Indonesia.<br /> A ciò si aggiungono il traffico di armamenti e il ruolo di hub logistico militare svolto dal porto di Livorno nel collegamento, via mare e via terra, con la base statunitense di Camp Darby.</p>
<p><br /> Il passaggio delle imbarcazioni ha rappresentato simbolicamente questi temi e queste lotte: l'attraversamento del porto nelle vicinanze delle aree interessate dalle richieste di Drass e il successivo percorso lungo il Canale dei Navicelli, che costeggia Camp Darby e lungo il quale transitano carichi militari diretti verso diversi luoghi di oppressione e conflitto, compresa la Palestina.</p>
<p><br /> Oggi&nbsp;abbiamo scelto di muoverci lungo le rotte delle armi per ribadire il nostro dissenso verso il riarmo, la militarizzazione dei territori e la guerra, e per riaffermare il nostro sostegno al popolo palestinese. Una mobilitazione che continuerà e che sarà ancora più forte, qualora proseguano i processi di militarizzazione del porto e del territorio.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:32:49 +0200</pubDate>
                        <title>Livorno: Articolo 11 – L&#039;Italia ripudia la guerra, 18 giugno alle ore 19:30 Teatro Officina Refugio </title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/livorno-articolo-11-litalia-ripudia-la-guerra-18-giugno-alle-ore-1930-teatro-officina-refugio-1134.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Iniziativa culturale &quot;Articolo 11 – L'Italia ripudia la guerra&quot;, in programma il prossimo 18&nbsp;giugno&nbsp;alle ore 19:30 presso il Teatro Officina Refugio, nel quartiere Venezia di Livorno.<br /> <br /> L'evento prevede la proiezione del documentario realizzato da Simona Tarzia e Fabio Palli, che affronta il tema dei conflitti contemporanei attraverso l'analisi dei flussi commerciali globali, della logistica portuale e delle dinamiche economiche che accompagnano e sostengono gli scenari di guerra.<br /> <br /> La serata sarà arricchita da un momento di confronto con la partecipazione di:<br /> Fabio Palli e Simona Tarzia, autori del documentario;<br /> José Nivoi, CALP Genova e Coordinamento Nazionale Porti USB;<br /> Alessio Biondi, Coordinamento Nazionale Porti USB;<br /> Mario Spallino, fondatore Teatro Emergency.<br /> <br /> Giovedì&nbsp;18 giugno 2026&nbsp;– ore 19:30<br /> Teatro Officina Refugio<br /> Scali del Refugio, Quartiere Venezia – Livorno<br /> <br /> Proiezione del documentario &quot;Articolo 11 – L'talia ripudia la guerra&quot;<br /> A seguire dibattito con gli autori.<br /> <br /> Ingresso libero.<br /> <br /> <br /> In allegato la locandina con tutte le info.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:42:33 +0200</pubDate>
                        <title>GRAVI PROBLEMATICHE SULLE RETRIBUZIONI DELEGAZIONE DI OPERAI SOLVAY LIVORNO DAVANTI AL LA SEDE DI CONFINDUSTRIA. L&#039;AZIENDA PROVA A NEGARE L&#039;ASSEMBLEA DEI LAVORATORI. L&#039;ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA CHIUDE LA SEDE</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Da mesi gli operai della Solvay degli stabilimenti di Livorno e Rosignano sono alle prese con gravi problematiche per quanto riguarda la retribuzione e gli stipendi. L';azienda, dopo aver deciso di cambiare gestionale per l'elaborazione dei cedolini, ha iniziato ad &nbsp;pagare le retribuzioni con vistosi ammanchi di denaro. In alcune occasioni agli operai sono state corrisposte cifre più alte per poi essere sottratte nuovamente, il mese successivo, senza alcuna spiegazione tecnica e senza giustificativi precisi. Dopo il primo mese la situazione poteva e doveva essere risolta mentre invece i disagi si stanno protraendo ormai da troppo tempo.&nbsp;&nbsp;</p>
<p><br /> Per questo motivo nella giornata odierna era stata indetta un&amp;#039;assemblea sindacale dalla RSU Solvay. Assemblea che è stata poi negata dalla dirigenza aziendale. I Lavoratori si sono presentati comunque davanti alla sede di confindustria, una delegazione fuori dall'orario di lavoro, in segno di protesta. &nbsp;Anche l'associazione di categoria ha deciso di sbarrare il portone.<br /> Questo è l'tteggiamento che i padroni hanno deciso di tenere di fronte ad una legittima mobilitazione e di fronte a problematiche che hanno come unico responsabile l'azienda e non certo i lavoratori.</p>
<p><br /> Serve chiarezza rispetto al pagamento degli stipendi. Una multinazionale, come la solvay, non è in grado di risolovere una situazione come questa?<br /> Grazie alle proteste, in entrambi gli stabilimenti, la RSU è stata convocata per il 9 giugno. USB farà la sua parte affinchè si arrivi ad una soluzione che veda salvaguardati gli interessi dei lavoratori.</p>
<p><br /> RSU Solvay<br /> USB Livorno</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 15:11:25 +0200</pubDate>
                        <title>OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/oltre-60-denunciati-e-multati-per-la-palestina-e-contro-la-guerra-a-pisa-in-piazza-ceravamo-tutti-1512.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese.<br /> Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l'accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22&nbsp;settembre&nbsp;e il 3 ottobre.<br /> E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d'ordine chiara: &quot;Blocchiamo tutto&quot;. Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l'escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell'economia di guerra.<br /> È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere&nbsp;oggi&nbsp;oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall'aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione.<br /> Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città.&nbsp;Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare.<br /> USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all'indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell'internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza.<br /> Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l'obiettivo di contrastare l'ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica.<br /> Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell'autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale.<br /> In quelle piazze c'eravamo tutti. E continueremo ad esserci.<br /> <br /> Unione Sindacale di Base - Federazione di Pisa&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:23:22 +0200</pubDate>
                        <title>ROSIGNANO, AMENDOLARA: LI CHIAMANO INCIDENTI. NOI LI CHIAMIAMO CON IL LORO NOME: OMICIDI SUL LAVORO!</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/rosignano-amendolara-li-chiamano-incidenti-noi-li-chiamiamo-con-il-loro-nome-omicidi-sul-lavoro-1425.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Stamattina a Rosignano Solvay un operaio di trent'anni è morto. Caduto dal tetto di un'azienda in via degli Artigiani, dove stava sostituendo pannelli. Il tetto ha ceduto. Era il suo primo giorno di lavoro in quella ditta. Trent'anni. Primo giorno di lavoro. Ucciso sul lavoro.<br /> Ieri, ad Amendolara, in Calabria, sulla Statale 106, quattro braccianti di origine afghana — Waseem, Amin, Ullah e Safi — sono morti carbonizzati all'interno di un'auto, in un'area di servizio. Lavoratori sfruttati, stretti nella morsa del caporalato che da anni controlla la Piana di Sibari. Erano in Italia con regolare permesso di soggiorno da diversi anni. Si trattava di persone, lavoratori, non merce.<br /> Cinque morti in due giorni. E siamo solo al 4 giugno.<br /> Questo è il capitalismo italiano. Questo è il mercato del lavoro che ci vogliono far accettare.<br /> Non si tratta di fatalità, di sfortuna, di circostanze accidentali. Si tratta di un sistema che deliberatamente comprime il costo del lavoro fino all'osso, che trasforma i lavoratori in corpi usa e getta, che scarica sui più deboli, i precari, i migranti, chi non può permettersi di dire no, il rischio di morire per un salario quasi sempre sotto la soglia di povertà. Turni massacranti, paghe misere o nulle, schiavismo. E quando il corpo cede o il tetto crolla, li abbandonano sul ciglio della strada come oggetti consumati.<br /> Il caporalato non è un'anomalia del Sud. La precarietà mortale non è un'anomalia del Nord. Sono le due facce dello stesso sistema: quello che antepone il profitto alla vita, quello che usa la ricattabilità economica come arma di controllo sui lavoratori.<br /> USB rivendica con forza quello che questo sistema nega ogni giorno: il lavoro deve essere sicuro, sempre, per tutti. Questo significa rispetto rigoroso delle norme antinfortunistiche, formazione obbligatoria prima di mettere piede su un cantiere, dispositivi di protezione reali e funzionanti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza con poteri effettivi, compreso il blocco immediato delle lavorazioni a rischio. E significa responsabilità penale certa per chi uccide risparmiando sulla sicurezza.<br /> C'è poi il nodo legato ai salari che devono essere adeguati a una vita dignitosa. Perché la povertà salariale e la precarietà contrattuale non sono questioni separate dalla sicurezza: sono la stessa questione. Chi è ricattabile sul contratto è ricattabile anche sulla propria incolumità. Chi non può permettersi di rifiutare un lavoro pericoloso, un turno in più, un'ora sul tetto senza protezioni, è un lavoratore che il sistema espone deliberatamente alla morte. La fame è una forma di coercizione e il caporalato ne è l'espressione più brutale.<br /> Sicurezza, stabilità e dignità sul lavoro sono la scelta politica che pretendiamo da chi governa. È inutile che la politica si batta il petto davanti alle bare: dietro ogni morte sul lavoro c'è la sua firma.<br /> USB Toscana esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti questi lavoratori. Trasformiamo il dolore in rabbia di classe e in lotta organizzata.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 29 May 2026 09:40:59 +0200</pubDate>
                        <title>COMUNICATO USB Federazione di Pisa – ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE “NO BASE” DEL 2 GIUGNO A PONTEDERA</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/comunicato-usb-federazione-di-pisa-adesione-alla-manifestazione-no-base-del-2-giugno-a-pontedera-0942.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione Sindacale di Base aderisce e partecipa alla manifestazione “No Base” del 2&nbsp;giugno&nbsp;a Pontedera, una mobilitazione necessaria contro la militarizzazione dei territori, contro l’economia di guerra e contro le politiche imperialiste portate avanti dal governo italiano, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.</p>
<p><br /> Da anni USB è impegnata nelle lotte contro la guerra, contro il riarmo e contro l’utilizzo dei porti, delle infrastrutture logistiche e dei territori come strumenti della macchina bellica. Lo abbiamo fatto organizzando scioperi, presidi e mobilitazioni nei porti italiani contro il traffico di armi e contro il coinvolgimento dell’Italia nei conflitti imperialisti.</p>
<p><br /> Abbiamo sostenuto e promosso mobilitazioni internazionali dei lavoratori portuali contro il traffico di armi e contro il genocidio del popolo palestinese, ribadendo che i porti non devono essere al servizio della guerra e della morte.<br /> Oggi&nbsp;più che mai è evidente il legame tra militarizzazione dell’economia, attacco ai diritti sociali e peggioramento delle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori. Mentre miliardi vengono destinati alle spese militari, ai programmi di riarmo e alla Nato, salari, pensioni, sanità, scuola e servizi pubblici vengono sacrificati sull’altare della guerra e del profitto.</p>
<p><br /> Per questo diciamo con forza:<br /> GIÙ LE ARMI, SU I SALARI</p>
<p><br /> La costruzione di nuove basi militari, l’espansione delle servitù militari e la subordinazione dei territori agli interessi strategici della Nato rappresentano un attacco diretto alle esigenze sociali delle classi popolari. Le lavoratrici e i lavoratori non possono pagare il prezzo della guerra, del carovita e delle politiche imperialiste.</p>
<p><br /> USB denuncia il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nel sostegno politico, economico e militare a Israele. Allo stesso tempo respingiamo le aggressioni economiche, politiche e militari contro i popoli che resistono all’ordine imperialista, dall’attacco permanente contro Cuba e Venezuela e l’attacco all’Iran.<br /> La guerra esterna si accompagna sempre alla guerra interna contro il lavoro, contro il conflitto sociale e contro il diritto di sciopero. La militarizzazione produce repressione, precarietà e impoverimento, mentre grandi gruppi industriali e finanziari aumentano i propri profitti grazie all’economia di guerra.<br /> Per queste ragioni saremo in piazza il 2&nbsp;giugno&nbsp;a Pontedera insieme ai movimenti territoriali, alle realtà sociali e a tutte e tutti coloro che si oppongono alla guerra, all’imperialismo e alla militarizzazione dei territori.</p>
<p><br /> NO ALLA BASE MILITARE<br /> NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA<br /> NO ALL’IMPERIALISMO<br /> STOP AL GENOCIDIO IN PALESTINA<br /> GIÙ LE ARMI, SU I SALARI</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 27 May 2026 09:10:50 +0200</pubDate>
                        <title>No alla logistica della guerra - Sulla mozione contro i transiti di armi nel porto di Piombino approvata ieri dal Consiglio Comunale</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/no-alla-logistica-della-guerra-sulla-mozione-contro-i-transiti-di-armi-nel-porto-di-piombino-approvata-ieri-dal-consiglio-comunale-0913.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><em>Fonte foto: Wikimedia Commons,</em>&nbsp;<a href="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3e/Panorama_porto_di_piombino.JPG?utm_source=it.wikipedia.org&amp;utm_campaign=index&amp;utm_content=original" target="_blank" rel="noreferrer">https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3e/Panorama_porto_di_piombino.JPG?utm_source=it.wikipedia.org&amp;utm_campaign=index&amp;utm_content=original</a>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi&nbsp;la nostra città si è risvegliata con una bella notizia: le istituzioni di Piombino hanno formalmente cominciato a prendere posizione contro la crescita delle attività di carico e scarico di armi, mezzi militari ed altro materiale ad uso bellico nel nostro porto. La votazione favorevole del Consiglio Comunale di una mozione chiara e netta al riguardo (mozione presentata dai consiglieri di Rifondazione Comunista Fabrizio Callaioli e Dario Filippi, che ci teniamo a ringraziare) rappresenta senza dubbio un passo avanti, un passaggio figlio di un lungo percorso e che dovrà accompagnare una lotta che non è ovviamente finita.<br /> <br /> Diverse realtà cittadine (tra cui anche il nostro sindacato e ovviamente il gruppo delle Donne in Nero) si sono lungamente spese perché la politica cittadina prendesse posizione e si attivasse concretamente contro il progressivo scivolare delle attività portuali verso l'ambito militare. Il voto di&nbsp;ieri&nbsp;dimostra che non è vero che lottare e protestare non serve a niente. Un comunicato, una manifestazione, un convegno, se isolati, spostano ben poco. Se uniti e capaci di durare nel tempo, possono invece riuscire a far pressione sulle istituzioni e a smuoverle. Una piccola ma utile lezione che pensiamo possa tornare utile anche rispetto a molti altri terreni di lotta.<br /> Per parte nostra, consideriamo il voto di&nbsp;ieri&nbsp;anche un frutto positivo dell'aver lavorato affinché l'opposizione ai movimenti di armi nel porto non andasse separata da quella contro il rigassificatore, riuscendo a portare questa saldatura di lotte anche nella manifestazione cittadina dell'11&nbsp;aprile&nbsp;scorso.<br /> <br /> Né a Piombino né altrove<br /> <br /> Le ragioni per opporsi al carico e scarico di armi (che siano per esercitazioni o che siano dirette verso veri e propri scenari di guerra, come nel caso della nave partita da Piombino lo scorso 30&nbsp;marzo&nbsp;e diretta verso l'Arabia Saudita) indicate dalla mozione, sono lo stesse che come USB sosteniamo da tempo, sia a livello nazionale che in relazione al contesto di Piombino. Motivi etici e politici generali innanzitutto. Motivi di sicurezza per i lavoratori e la città, vista anche la vicina presenza del rigassificatore, (peraltro potenziale obiettivi sensibile in caso di guerra). Ma anche specificamente legati alla crisi economica e produttiva del nostro territorio. Non è un caso che l'Esercito Italiano e il Ministero della Difesa sembrino intenzionati a rendere Piombino un Hub militare. Un contesto sociale sofferente, segnato da disoccupazione e cassa integrazione si traduce in una popolazione più ricattabile e in un territorio sacrificabile, a cui si può propinare di tutto in cambio di una manciata anche piccola di posti di lavoro. E infatti dopo la discarica e dopo il rigassificatore abbiamo avuto anche la logistica della guerra. Così non si può andare avanti.<br /> <br /> Per noi continua ad essere cruciale capire che o si interrompe questa spirale di ricatto e di declino, pretendendo dalla politica scelte opposte e coraggiose (come la nazionalizzazione delle acciaierie, ad esempio), o il prezzo da pagare sarà sempre più alto. E che solo una mobilitazione reale e sentita da parte di lavoratori e cittadini, con l'appoggio di forze sociali e politiche solidali e determinate può allontanare questa brutta prospettiva.<br /> <br /> Dire No alla militarizzazione del porto di Piombino significa per noi tenere aperta la possibilità di un vero rilancio e potenziamento della sua funzione civile e commerciale, la sola che può garantire vere ricadute positive in termini di sviluppo economico e di posti di lavoro. Dire No alla logistica e all'economia della guerra significa cioè stare dalla parte di Piombino e del suo diritto al futuro.<br /> <br /> Non ci illudiamo e invitiamo a non illudersi. Molto è ancora da fare per ostacolare e e interrompere il va e vieni di queste navi. Ma la mozione approvata&nbsp;ieri&nbsp;è un piccolo strumento in più a disposizione di chi vorrà tentare di farlo, sapendo che altrove questo è stato già possibile. Dimostrare con sempre maggiore incisività che Piombino rifiuta di diventare un Hub militare è la difficile sfida che abbiamo davanti, sfida a cui non ci sottrarremo.<br /> <br /> USB Piombino</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 26 May 2026 17:06:26 +0200</pubDate>
                        <title>Muore operaio schiacciato in provincia di Lucca: non è una tragedia, è omicidio sul lavoro</title>
                        <link>
                        	
                        			
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Un altro operaio ucciso.</p>
<p>Un altro lavoratore che esce di casa e non ci torna più.</p>
<p>A Spianate, in provincia di Lucca, un operaio di 31 anni è morto schiacciato da una pressa dentro la ditta Cora Srl.</p>
<p>Non chiamatele morti bianche. Non chiamatele fatalità.</p>
<p>Non chiamatele tragiche coincidenze.</p>
<p>Questi sono omicidi sul lavoro.</p>
<p>Sono il prodotto di un sistema fondato sul profitto, sulla compressione dei costi, sulla riduzione della sicurezza a semplice variabile economica. In questo sistema i lavoratori vengono trattati come numeri, ingranaggi sostituibili, costi da abbattere per aumentare margini e produttività.</p>
<p>Ogni volta ci raccontano la stessa storia: si accerteranno le responsabilità, era un bravo lavoratore, si parla di “cordoglio”. Poi tutto continua come prima. Turni massacranti, appalti, precarietà, ritmi insostenibili, manutenzioni rimandate, formazione insufficiente, controlli inesistenti.</p>
<p>La verità è che queste morti vengono messe in conto.</p>
<p>Perché investire davvero in sicurezza costa.</p>
<p>E nel capitalismo italiano la vita di un operaio vale meno di un bilancio aziendale.</p>
<p>Mentre governo e padroni parlano di competitività e crescita, nei luoghi di lavoro si continua a morire. I profitti aumentano, i salari crollano, i diritti vengono smantellati e chi lavora paga con il sangue.</p>
<p>Noi diciamo basta.</p>
<p>Serve l’introduzione immediata del reato di OMICIDIO SUL LAVORO per imprenditori, dirigenti e responsabili che, violando norme e obblighi di sicurezza, causano la morte di lavoratrici e lavoratori.</p>
<p>Chi risparmia sulla sicurezza deve pagare penalmente.</p>
<p>Chi sfrutta deve rispondere delle proprie responsabilità.</p>
<p>Chi considera la vita operaia sacrificabile deve essere colpito duramente.</p>
<p>Non ci uniamo al coro dell’ipocrisia istituzionale.</p>
<p>La responsabilità politica è di governi che da anni smantellano controlli, favoriscono precarietà e obbediscono agli interessi delle imprese. La responsabilità morale è di un sistema economico che pretende produttività infinita e accetta la morte come prezzo normale del profitto.</p>
<p>Finché il profitto verrà prima della vita, continueremo a contare i morti.</p>
<p>E noi continueremo a stare dalla parte dei lavoratori contro questo sistema marcio, costruito sullo sfruttamento, sulla precarietà e sul sacrificio quotidiano di chi produce ricchezza e viene ripagato con salari da fame e bare.</p>
<p>Non abbiamo nulla da condividere con chi si arricchisce sulla pelle degli operai.</p>
<p>Nessuna pace sociale con padroni e governi complici di questa strage continua.</p>
<p>Ogni lavoratore ucciso dal profitto pesa sulle coscienze di chi difende questo modello economico fondato sullo sfruttamento e sull’impunità.</p>
<p>La nostra rabbia non si spegne con le parole di circostanza.</p>
<p>La nostra risposta sarà organizzazione, lotta e conflitto.</p>
<p>Perché chi lavora ha diritto a vivere.</p>
<p>E chi trasforma i luoghi di lavoro in luoghi di morte deve essere chiamato con il suo nome: responsabile di un omicidio sul lavoro.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 26 May 2026 15:19:00 +0200</pubDate>
                        <title>Ristorazione e Turismo: una guida contro le molestie in vista della stagione estiva,di festuval ed eventi cittadini</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sportello sindacale contro le molestie di genere sui luoghi di lavoro – RETE ISIDE/USB&nbsp;<a href="callto:3389336083" onclick="window.top.Com_Zimbra_Phone.unsetOnbeforeunload()">3389336083</a>&nbsp;-&nbsp;sicurealavorolivorno@usb.it<br /> <br /> Negli ultimi anni Livorno ha visto crescere il peso economico del turismo, degli eventi stagionali e dei servizi legati alla ristorazione, all’intrattenimento e all’accoglienza. Questa trasformazione ha prodotto nuove occasioni di impiego all’interno di un settore sempre più fondato su un modello di lavoro deliberatamente e strutturalmente reso povero, precario e subalterno: caratterizzato da flessibilità e stagionalità estrema, salari bassi, contratti brevi o intermittenti, part time involontari ed elevata ricattabilità economica. In molti casi si tratta di lavori svolti da giovani, studenti, lavoratrici e lavoratori migranti o persone che vivono situazioni di fragilità economica e che, proprio per questo, incontrano maggiori difficoltà nel denunciare abusi o comportamenti scorretti per paura di perdere il posto o di non essere richiamati la stagione successiva. A questo si aggiunge una diffusa area di informalità lavorativa, fatta di lavoro nero, lavoro grigio, mansioni non contrattualizzate e assenza di tutele reali, condizioni che aumentano ulteriormente l’esposizione a ricatti, abusi e molestie.<br /> Nei contesti stagionali poi il confine tra lavoro, socialità e “intrattenimento” tende inoltre a diventare più ambiguo: bar, festival, locali, stabilimenti balneari ed eventi cittadini sono spesso spazi attraversati da consumo di alcol, rapporti informali e ritmi intensi, dove atteggiamenti molesti o discriminatori vengono troppo facilmente banalizzati come normale dinamica di settore, secondo una logica perversa di naturalizzazione degli abusi. In questo quadro, molestie, pressioni, ricatti, discriminazioni sessiste, razziste o omotransfobiche e abusi di potere rischiano di essere percepiti come inevitabili, soprattutto nei confronti di chi occupa posizioni lavorative più precarie e subalterne.<br /> È invece opportuno riconoscere che il contrasto e la prevenzione delle molestie e degli abusi sui luoghi di lavoro contribuisce a costruire ambienti più sicuri e vivibili per tutte e tutti, rompendo il silenzio e l’isolamento che troppo spesso accompagnano queste esperienze.<br /> <br /> <br /> In vista della stagione estiva che sta per cominciare e degli eventi che, come ogni anno, attraverseranno Livorno - a partire dai contesti ufficiali come il Festival Straborgo che si terrà in città dal 29&nbsp;maggio&nbsp;al 1° giugno, fino ad Effetto Venezia - che comporteranno un prevedibile aumento dei flussi e dei carichi di lavoro, torna centrale il tema delle condizioni di lavoro nei settori legati al turismo, alla ristorazione, all’accoglienza e all’organizzazione. USB e la RETE ISIDE richiamano, dunque, con forza l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato: la sicurezza e la tutela delle lavoratrici rispetto a molestie, comportamenti inappropriati e violenze nei luoghi di lavoro.<br /> <br /> Le molestie NON sono “parte del lavoro”<br /> Qualsiasi comportamento indesiderato a sfondo sessuale, verbale o fisico, che leda la dignità della lavoratrice, costituisce una violazione della normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) e delle norme antidiscriminatorie. Non esiste alcuna giustificazione legata al contesto, all’afflusso di clientela o al “clima festivo”.<br /> <br /> È responsabilità del datore di lavoro prevenire e intervenire<br /> Ricordiamo che il datore di lavoro ha l’obbligo giuridico di garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso. Ciò significa:<br /> <br /> •⁠ ⁠Valutare tutti i rischi, compresi quelli legati a molestie e violenze;<br /> •⁠ Adottare misure di prevenzione e protezione adeguate;<br /> •⁠ Intervenire tempestivamente in caso di segnalazioni.<br /> <br /> L’inerzia o la sottovalutazione di episodi segnalati può configurare responsabilità diretta del datore di lavoro, con possibili sanzioni civili e penali.<br /> <br /> Esiste una tutela internazionale: Convenzione ILO n. 190<br /> L’Italia ha ratificato la Convenzione n. 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che riconosce il diritto di ogni persona a un mondo del lavoro libero da violenze e molestie. Questa convenzione rafforza il quadro di tutela e obbliga anche i datori di lavoro ad adottare politiche attive di prevenzione e contrasto.<br /> <br /> Cosa possono fare le lavoratrici<br /> RETE ISIDE e &nbsp;USB invitano tutte le lavoratrici a non restare sole e a tutelarsi attivamente:<br /> <br /> •⁠ Segnalare immediatamente ogni episodio al datore di lavoro o al responsabile della sicurezza (RLS/RLST);<br /> •⁠ Documentare quanto accade (annotazioni, messaggi, eventuali testimoni);<br /> •⁠ Rivolgersi al sindacato per supporto e assistenza;<br /> •⁠ In caso di mancato intervento aziendale, attivare gli organi ispettivi (Ispettorato del Lavoro, ASL);<br /> •⁠ Nei casi più gravi rivolgersi ai Centri Anti Violenza e/o sporgere denuncia alle autorità competenti.<br /> <br /> USB e RETE ISIDE &nbsp;sono al vostro fianco<br /> Non accetteremo che, dietro la retorica dell’evento e del turismo, si nascondano condizioni di lavoro degradanti e rischiose. La sicurezza e la dignità non sono negoziabili.<br /> <br /> Invitiamo tutte le lavoratrici della ristorazione a contattare gli Sportelli territoriali dedicati al contrasto delle molestie, delle discriminazioni e della violenza di genere nei luoghi di lavoro per segnalazioni, supporto e tutela collettiva. Solo attraverso l’organizzazione e la lotta possiamo contrastare abusi e silenzi.<br /> <br /> <br /> Rete Iside/Unione Sindacale di Base<br /> Sportello contro molestie, discriminazioni e violenza di genere nei luoghi di lavoro Livorno</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 20 May 2026 09:27:11 +0200</pubDate>
                        <title>Lotta delle lavoratrici, primi risultati, lunedì 18 sciopero con adesione altissima, nidi chiusi e oggi incontro in comune a Pisa</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/lotta-delle-lavoratrici-primi-risultati-lunedi-18-sciopero-con-adesione-altissima-nidi-chiusi-e-oggi-incontro-in-comune-a-pisa-0928.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 18 lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori degli asili nido ha registrato un’adesione altissima, portando alla chiusura di numerosi nidi e dimostrando con forza quanto fossero reali le criticità denunciate sul nuovo bando.<br /> La mobilitazione e la pressione esercitata in questi giorni hanno prodotto&nbsp;oggi, nell’incontro in Comune a Pisa, un primo risultato concreto: è stata formalizzata un’integrazione al bando che chiarisce finalmente il monte ore del servizio. Si passa ufficialmente da 241 ore + 8% a 260 ore + 8% di lavoro non frontale, riconoscendo una parte essenziale del lavoro educativo troppo spesso invisibilizzata e lasciata nell’incertezza.<br /> Un primo risultato importante, conquistato grazie alla lotta collettiva di lavoratrici e lavoratori. Ma la mobilitazione non finisce qui: continueremo a lottare per risolvere le criticità ancora presenti nel lavoro pubblico esternalizzato e per garantire diritti, dignità del lavoro e qualità dei servizi pubblici.<br /> <br /> Unione Sindacale di Base Federazione di Pisa</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 15 May 2026 11:00:48 +0200</pubDate>
                        <title>GRAVE EPISODIO PRESSO L’ITL DI LIVORNO DURANTE UN TENTATIVO DI CONCILIAZIONE: I SINDACATI DENUNCIANO PRESSIONI E MINACCE DI LICENZIAMENTO</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Le Organizzazioni Sindacali USB Livorno e COBAS Lavoro Privato Livorno denunciano un fatto che ritengono estremamente grave, verificatosi in data&nbsp;12 maggio 2026, presso la sede dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Livorno, durante un tentativo di conciliazione tra la Cooperativa COOPLAT e cinque lavoratrici impiegate nell’appalto della committenza Unicoop Firenze presso il cantiere Fonti del Corallo – Via Gino Graziani - Livorno.<br /> <br /> Il tentativo di conciliazione era stato richiesto dall’Organizzazione Sindacale al fine di sanare una situazione di applicazione irregolare dei turni che si protrae nel cantiere da anni, nonché per ottenere la regolarizzazione degli orari e la corretta applicazione del contratto di lavoro in essere.<br /> Nel corso dell’ultimo dei tre incontri svolti presso l’ITL, la cooperativa ha presentato nuove proposte di variazione oraria che le lavoratrici, con il supporto delle OO.SS., hanno valutato come difficilmente accettabili, poiché relative a turni residuali rispetto a fasce orarie già assegnate ad altre lavoratrici che, a seguito del cambio di committenza, avevano prontamente sottoscritto le variazioni proposte dall’azienda. Tali modifiche, di fatto, formalizzavano orari già praticati senza alcuna regolarità rispetto ai contratti in essere, che peraltro non prevedono clausole elastiche o flessibili.<br /> Durante l’ultimo incontro, a fronte della decisione di una lavoratrice di non sottoscrivere una proposta ritenuta peggiorativa rispetto alle condizioni del contratto vigente, la rappresentante legale della cooperativa si è espressa in modo non esplicito ma chiaramente udibile, chiedendo al responsabile delle risorse umane di attivare il licenziamento. Un’ipotesi già ventilata nei precedenti incontri e ormai diffusamente percepita nel cantiere tra le lavoratrici.<br /> Riteniamo l&amp;#039;accaduto di una gravità inaudita e inaccettabile, resa ancor più intollerabile dal fatto di essersi verificato, sfacciatamente, all&amp;#039;interno di una sede istituzionale, in violazione di ogni principio di lealtà e correttezza.<br /> Le rappresentanti sindacali presenti e la legale di riferimento non hanno ritenuto possibile far sottoscrivere alla lavoratrice alcun accordo né proseguire la discussione sulle ulteriori proposte, poiché la procedura non appariva genuina né realmente tutelante. La mancata accettazione della variazione oraria esponeva concretamente le lavoratrici al rischio di licenziamento, in un contesto caratterizzato da un’elevata discrezionalità aziendale, con possibili profili discriminatori legati all’essere o meno socia della cooperativa e a valutazioni puramente soggettive sul comportamento delle lavoratrici, considerate più o meno “compiacenti” nei confronti di responsabili e dirigenti.<br /> Il tentativo di conciliazione si è ovviamente concluso con esito negativo. Le Organizzazioni Sindacali si riservano pertanto di attivare tutti gli strumenti sindacali a propria disposizione per rivendicare la tutela dei diritti delle lavoratrici e chiedono alla committenza di vigilare sull’appalto, assumendo una posizione chiara rispetto a comportamenti che ledono la qualità del lavoro e la dignità delle lavoratrici, molte delle quali operano da anni alle dipendenze della cooperativa anche in qualità di socie lavoratrici.</p>
<p><br /> Unicoop Firenze, peraltro, è già stata più volte chiamata in causa e sollecitata a intervenire e a esprimersi nell’ambito di questo conflitto, sia indirettamente da COOPLAT, &nbsp;che ha ripetutamente dichiarato la necessità di modificare i turni per richieste ed esigenze della committenza stessa, sia direttamente dai sindacati, che hanno provveduto a informarla delle criticità emerse e delle conseguenze che tali scelte stanno producendo sulle condizioni di lavoro delle lavoratrici coinvolte, richiedendo inoltre un incontro finalizzato ad aprire un confronto congiunto sulla gestione dell’appalto e delle condizioni di lavoro nel cantiere di Porta a Terra.</p>
<p><br /> Riteniamo inaccettabile quanto accaduto e lesivo del ruolo e della funzione di una sede istituzionale nella quale la mediazione è finalizzata a garantire tutela ed equilibrio tra tutte le parti coinvolte. Chiediamo il rispetto delle sedi, dei ruoli e di relazioni sindacali improntate alla correttezza, nelle quali non può trovare spazio alcuna forma, esplicita o velata, di minaccia di licenziamento nei confronti di chi non intenda sottoscrivere u</p>
<p>na proposta aziendale ritenuta peggiorativa rispetto alle condizioni precedenti, soprattutto nel momento in cui viene richiesto il rispetto del contratto.<br /> Nessuna lavoratrice può essere lasciata indietro!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 07 May 2026 09:19:26 +0200</pubDate>
                        <title>7 maggio Sciopero della Scuola. Contro la leva, la guerra e la scuola di Valditara: una sola riforma classista, dai tecnici alle nuove linee guida dei licei</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>MANIFESTAZIONE A LIVORNO ORE 9:30 PIAZZA CAVOUR<br /> <br /> Il 7&nbsp;maggio&nbsp;lavoratrici e lavoratori della scuola incroceranno le braccia insieme a studentesse e studenti, con manifestazioni territoriali in decine di città. L'appuntamento a Roma è alle ore 9:00 al MIM in viale Trastevere.<br /> <br /> Lo sciopero, proclamato anche per il 6&nbsp;maggio&nbsp;per garantire la massima copertura al personale, chiama al boicottaggio delle prove INVALSI e raccoglie l'invito alla mobilitazione dell'assemblea internazionale giovanile We do not enlist.<br /> Scioperiamo contro la militarizzazione della scuola e della società, contro la leva obbligatoria, contro la riforma degli istituti tecnici e professionali che consegna la formazione delle classi popolari direttamente nelle mani delle imprese, contro le nuove linee guida dei licei e contro un rinnovo contrattuale che propone salari vergognosi mentre l'inflazione cresce, trascinata dai costi di guerre che non abbiamo voluto e non vogliamo.<br /> La scuola di Valditara non è la nostra. Le sue politiche reazionarie, classiste, repressive e di militarizzazione sono nemiche di studenti e lavoratori. Riprendiamoci spazi di democrazia e di organizzazione politica e sociale a partire dalle scuole, lottiamo per una scuola statale al servizio di chi la fa e la vive. Cancelliamo quasi quarant'anni di controriforme.<br /> Né &quot;capitale umano&quot; né manodopera ideologizzata!<br /> Scioperiamo perché la scuola non deve essere ridotta a produttrice di &quot;capitale umano&quot; da immettere sul mercato del lavoro secondo le logiche della competitività e del profitto. Rifiutiamo la retorica delle competenze, strumento ideologico con cui si svuotano i saperi critici e si addestrano menti flessibili, adattabili, sfruttabili. Rifiutiamo ancora una volta la formazione scuola-lavoro, sfruttamento di lavoro minorile travestito da esperienza formativa, che è già costata la vita a troppi giovani.<br /> In questo quadro si innesta la riforma degli istituti tecnici e professionali. I nuovi percorsi 4+2 e i nuovi quadri orari piegano i programmi alle esigenze produttive dei territori, erodono la formazione generale e critica, e avviano gli studenti delle classi popolari – quelli che storicamente frequentano i tecnici e i professionali – a diventare manodopera qualificata su misura per il distretto industriale di turno. Non è orientamento, è selezione di classe. Non è innovazione didattica, è privatizzazione strisciante del sapere.<br /> Le nuove Indicazioni per i Licei: l'altra faccia dello stesso progetto classista.<br /> Mentre i tecnici e i professionali vengono consegnati alle imprese, il 22&nbsp;aprile&nbsp;il ministero ha pubblicato il testo delle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei: l'altra metà del disegno. Non un'operazione separata, ma il complemento ideologico della stessa controriforma. Ai figli delle classi popolari avviati nei &quot;licei agrari&quot;, &quot;chimici&quot; o &quot;tessili&quot; – la trovata semantica con cui Valditara annuncia di voler smantellare la distinzione formale tra licei e tecnici – si vuole consegnare la formazione professionalizzante; ai licei tradizionali, frequentati in gran parte dalla borghesia e dai ceti medi, si destina invece la costruzione di una &quot;coscienza&quot; identitaria dichiaratamente eurocentrica e nazionalista.<br /> La centralità della storia dell'Italia e dell'Occidente, la soppressione della geostoria, la ridefinizione dell'inclusione come &quot;architrave della cultura occidentale moderna&quot;: non sono scelte didattiche neutre, ma una precisa operazione politica. Si riscrive il canone in chiave identitaria, si restringe lo sguardo storico proprio mentre si chiede ai nostri ragazzi di diventare carne da cannone in guerre globali, si svuotano gli strumenti critici per leggere il presente – il colonialismo, le migrazioni, il genocidio in corso – riducendoli a marginalità rispetto a un nucleo &quot;euro-occidentale&quot; presentato come depositario universale di diritti e civiltà. È la stessa narrazione bellicista che giustifica l'aumento delle spese militari e la riduzione del welfare, trasferita dentro i programmi scolastici. L'irruzione dell'intelligenza artificiale &quot;in attuazione della Legge 132/2025 e dell'AI Act&quot;, senza alcuna formazione strutturata per il personale e senza investimenti reali, completa il quadro: parole d'ordine modernizzanti su un impianto culturalmente regressivo.<br /> E come già accaduto per le Indicazioni del primo ciclo, la &quot;consultazione&quot; è una farsa: il questionario predisposto dal ministero non prevede neanche l'opzione del parere negativo. La fase di ascolto è una messa in scena, come lo è la riforma stessa.<br /> Tecnici e licei, dunque, non sono due capitoli distinti: sono il dritto e il rovescio dello stesso progetto. Una scuola che separa, che gerarchizza, che addestra i figli del lavoro al lavoro precario e i figli delle élite a una &quot;missione di civiltà&quot; funzionale alla retorica di guerra. Va respinta tutta intera.<br /> Inclusione, salari, contratto<br /> Scioperiamo per la scuola che include e non separa, capace di rispondere ai tagli agli organici di sostegno e ai servizi per gli alunni con disabilità previsti dal decreto legislativo 62/2024 – scelte di cinica contabilità fatte sulla pelle di studenti, famiglie e lavoratori, mentre i soldi pubblici vengono trasferiti all'industria militare. Rivendichiamo la stabilizzazione dei precari, l'internalizzazione degli educatori delle cooperative sociali, salari adeguati all'inflazione, un contratto degno.<br /> Contro la leva, contro la guerra!<br /> Davanti al rischio di escalation della guerra in Iran e alle sue ricadute globali, mentre il genocidio del popolo palestinese continua nel silenzio complice dei governi occidentali e delle complicità con lo Stato di Israele, dobbiamo riconnettere scuola e società reale. La scuola rischia di essere risucchiata nella spirale folle innescata dagli USA di Trump, con il silenzio-assenso degli altri governi occidentali, e di essere ridotta a funzione del processo di militarizzazione.<br /> In molti paesi europei si è già reintrodotta o ci si avvia a reintrodurre la leva militare obbligatoria. Anche contro la leva dobbiamo scioperare: gli studenti non sono carne da cannone, non sono forza lavoro disponibile, non sono risorse umane da ottimizzare per l'economia di guerra. Il progetto di reintroduzione della coscrizione non è separabile dall'escalation bellica, dall'aumento delle spese per gli armamenti a scapito del welfare, dalla narrazione che vuole trasformare le nostre scuole in anticamere delle caserme.<br /> Non a caso il 7&nbsp;maggio&nbsp;sarà anche il giorno dello sciopero dei lavoratori portuali di USB contro la privatizzazione e la militarizzazione dei porti: una convergenza che riconnette i protagonisti delle mobilitazioni dello scorso autunno e dà forza a un progetto alternativo.<br /> Il 7&nbsp;maggio&nbsp;si sciopera. Studenti e lavoratori uniti, contro la guerra, contro la leva, contro la scuola classista di Valditara – tecnici e licei. Per una nuova scuola pubblica, statale, democratica e antifascista.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 05 May 2026 15:04:49 +0200</pubDate>
                        <title>LAVORATRICE VITTIMA DI VIOLENZA PENALIZZATA SUL LAVORO: TRA PRECARIETÀ E DISCRIMINAZIONE INDIRETTA.</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/lavoratrice-vittima-di-violenza-penalizzata-sul-lavoro-tra-precarieta-e-discriminazione-indiretta-1519.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB, nell’ambito delle attività dello sportello dedicato alla prevenzione e al contrasto delle discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro, intende portare all’attenzione pubblica e delle istituzioni competenti una vicenda che presenta rilevanti profili di possibile discriminazione indiretta legata al genere e vittimizzazione secondaria.</p>
<p><br /> La situazione riguarda una lavoratrice impiegata in somministrazione con contratto a tempo determinato, recentemente giunto a scadenza senza rinnovo. Nel corso del rapporto di lavoro, la lavoratrice ha vissuto una condizione di particolare vulnerabilità in quanto vittima di violenza domestica, circostanza che ha inciso profondamente sulla sua condizione personale e lavorativa. Tale contesto era stato rappresentato all’Azienda utilizzatrice, Bertani Trasporti S.p.A., sia attraverso i responsabili di sito sia mediante interlocuzioni con le risorse umane, evidenziando come le assenze maturate fossero strettamente connesse agli effetti fisici e psicologici della violenza subita e alla necessità di adempiere a inderogabili impegni di natura legale.<br /> Prima della scadenza contrattuale, USB e RETE ISIDE, attraverso lo Sportello contro le molestie, discriminazioni e violenza di genere nei luoghi di lavoro hanno formalmente segnalato a Bertani Trasporti la possibile sussistenza di un profilo discriminatorio connesso alla condizione della lavoratrice. Nonostante ciò, il rapporto di lavoro non è stato rinnovato. Nel riscontro fornito, l’Azienda ha ricondotto la decisione all’applicazione di criteri ritenuti oggettivi e uniformi, tra i quali la continuità della prestazione lavorativa.</p>
<p><br /> Riteniamo che questo non sia assolutamente sufficiente ad escludere possibili profili di criticità. L’applicazione di un criterio apparentemente neutro come quello della continuità della prestazione, in assenza di una valutazione sostanziale delle cause delle assenze, rischia infatti di produrre un effetto sproporzionatamente sfavorevole nei confronti di una lavoratrice la cui condizione è direttamente riconducibile a una situazione di violenza di genere già portata all’attenzione aziendale. In questo senso, la vicenda si presta a essere letta alla luce della nozione di discriminazione indiretta, oltre che sotto il profilo della possibile vittimizzazione secondaria, laddove una decisione organizzativa finisca per aggravare le conseguenze di una condizione di vulnerabilità già esistente.</p>
<p><br /> A ciò si aggiunge il fatto che la lavoratrice è inserita in un nucleo monogenitoriale e sostiene in via esclusiva i carichi di cura familiare. Tale circostanza, che avrebbe richiesto una valutazione attenta e sostanziale nell’ambito delle decisioni organizzative e contrattuali, non risulta essere stata adeguatamente considerata. Anche sotto questo profilo, l’applicazione rigida di criteri formali rischia di tradursi in un trattamento penalizzante, in contrasto con i principi di tutela della genitorialità e di conciliazione tra vita lavorativa e familiare sanciti dall’ordinamento.</p>
<p><br /> Riteniamo fondamentale una concreta attenzione alle condizioni reali delle lavoratrici, in particolare di quelle che subiscono violenza, sia nei contesti domestici sia nei luoghi di lavoro, che non può limitarsi a un approccio formale, ma deve necessariamente passare attraverso il riconoscimento della complessità delle situazioni individuali, delle condizioni materiali di vita e delle dinamiche strutturali che incidono sulle possibilità di autodeterminazione.<br /> Il fatto si inserisce, non a caso, in un contesto caratterizzato da precarietà e subalternità. Si tratta di una lavoratrice in somministrazione, dunque appartenente a una delle categorie meno tutelate e maggiormente esposte a forme di ricattabilità e sfruttamento. Il settore in cui è impiegata, quello della logistica, è storicamente costruito su un sistema di appalti e subappalti che tende a frammentare i rapporti di lavoro e a scaricare i costi sulla forza lavoro, alimentando condizioni di instabilità occupazionale, bassi salari e organizzazioni del lavoro spesso incompatibili con i tempi di vita.</p>
<p><br /> Questo modello produttivo, fondato sul contenimento dei costi e sull’esternalizzazione, si traduce sistematicamente nell’abbassamento delle tutele e nella compressione dei diritti, incidendo in maniera particolarmente significativa sulle lavoratrici, soprattutto quando già esposte a condizioni di vulnerabilità. In tale contesto, il rischio di discriminazioni, anche indirette, si amplifica e si intreccia con dinamiche strutturali di disuguaglianza.</p>
<p><br /> Per queste ragioni, USB ha ritenuto doveroso trasmettere formale segnalazione alle istituzioni competenti, in primis la Consigliera di Parità provinciale, la Vicesindaca con delega alle Pari Opportunità, ma anche il Sindaco e il Prefetto, attori che hanno recentemente sottoscritto il Manifesto per il lavoro buono, impegnandosi a promuovere un modello di lavoro inclusivo e attento alla tutela della dignità delle persone.</p>
<p><br /> La vicenda descritta appare infatti difficilmente conciliabile con i principi affermati sia dalla normativa nazionale e sovranazionale in materia di pari opportunità e contrasto alla discriminazione, sia con gli impegni pubblicamente assunti attraverso la sottoscrizione del Manifesto. Proprio per questo è importante che sia posta all’attenzione delle istituzioni pubbliche e dell’opinione pubblica , affinché vengano approfonditi tutti gli elementi rilevanti e, ove ne ricorrano i presupposti, adottate le iniziative più idonee a garantire una piena tutela dei diritti della lavoratrice e a prevenire il ripetersi di situazioni analoghe, sia all’interno di Bertani Trasporti S.p.A. sia, più in generale, nelle aziende operanti nel settore della logistica e negli altri contesti produttivi.<br /> <br /> <br /> USB - Sportello contro le molestie, le discriminazioni e la violenza d genere nei luoghi di lavoro</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 04 May 2026 10:34:36 +0200</pubDate>
                        <title>Per l’immediata liberazione di Thiago e Saif, contro guerra e riarmo, per la sicurezza sul lavoro, i salari: settimana di mobilitazione a Livorno e in Toscana.</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 4&nbsp;Maggio&nbsp;le realtà cittadine che compongono la rete di solidarietà per la Palestina, hanno lanciato un presidio davanti al consolato onorario della Grecia in via Fagiuoli 1. Successivamente ci sposteremo davanti all Prefettura.<br /> Chiediamo un intervento deciso del Governo Italiano a tutela degli attivisti e attiviste della Global Sumud Flotilla. Chiediamo l'immediata liberazione di Thiago e Saif, dopo il rapimento illegale da parte di Israele.<br /> Tra i partecipanti alla missione ci sono anche 4 attivisti livornesi.<br /> <br /> Ex Caserma Occupata, gruppo autonomo portuali, USB, collettivo studentesco Scuola di Carta, Potere al Popolo, Teatro Refugio, Associazione Livorno Palestina, Coordinamento Antimilitarista saranno in piazza e invitano la città di Livorno a mobilitarsi per l'interruzione dei rapporti con Israele. Sanzioni e embargo immediato. Per la liberazione di tutti i prigionieri.<br /> <br /> Martedì 5 maggio è previsto lo sciopero regionale dei lavoratori RFI. Con manifestazione, dalle ore 10, davanti alla Prefettura di Firenze.<br /> <br /> Sciopero proclamato per l'intera prestazione.<br /> Per la sicurezza sul lavoro e contro l'utilizzo bellico della rete ferroviaria.<br /> <br /> Giovedì 7 Maggio. Sciopero nazionale dei Portuali. Per il riconoscimento del lavoro usurante ai fini pensionistici e contro l'utilizzo delle risorse pubbliche per i piani di riarmo. Contro l'aumento dei prezzi e inflazione alle stelle, servono meccanismi automatici di tutela dei salari e delle pensioni. Basta destinare miliardi di euro in armi invece che nei servizi pubblici.<br /> Una delegazione di portuali Livornesi parteciperà alla Manifestazione davanti al Ministero del Lavoro a Roma.<br /> <br /> Il 7 Maggio è previsto anche lo sciopero nazionale della scuola. Studenti e lavoratori scenderanno in piazza contro la reintroduzione della leva militare e per opporsi alla riforma classista degli istituti tecnici<br /> <br /> A Livorno il collettivo studentesco Scuola di Carta ha lanciato una manifestazione. Dalle ore 9 in Piazza Cavour. USB sarà presente!<br /> <br /> Invitiamo gli iscritti e le iscritte, i lavoratori e le lavoratrici a mobilitarsi, scioperare e scendere in piazza.<br /> <br /> Prepariamoci per la manifestazione nazionale a Roma del 23 maggio.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 16:25:22 +0200</pubDate>
                        <title>Piaggio e Ceva: sciopero di un&#039;ora a fine turno martedì 28 Aprile 2026</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 23 aprile, intorno alle 10 di mattina, un operaio , precario, della Ditta Bertini, appalto Piaggio, ha subito un grave infortunio.<br /> <br /> Come rappresentanti dei lavoratori siamo stati informati dell’accaduto dalla Piaggio soltanto alle 16, dopo che la notizia era già uscita sulla stampa.<br /> <br /> Un fatto GRAVE, che non ha messo nelle condizioni i RLS di fare verifiche tempestive.<br /> <br /> Di fatto un tentativo da parte delle aziende coinvolte di nascondere un infortunio avvenuto in stabilimento, come accade nelle campagne dei caporali&nbsp;&nbsp;<br /> Un incidente preannunciato , più volte avevamo chiesto con verbali e denunce di intervenire in quel reparto senza ricevere risposte. I sistemi di appalto e subappalto decisi dai dirigenti Piaggio, non servono per aumentare la sicurezza , ma i guadagni e lo sfruttamento dei lavoratori.<br /> <br /> &nbsp;Per queste ragioni e per rivendicare il diritto a lavorare in sicurezza in Piaggio, come nelle altre ditte in appalto, Bertini e Ceva, si proclama per martedì&nbsp;28 aprile 1&nbsp;ora di sciopero a fine turno.<br /> <br /> RSU SIAL COBAS e USB PIAGGIO<br /> RSU CEVA<br /> RSA BERTINI</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:06:02 +0200</pubDate>
                        <title>Livorno, REA SPA. La dirigenza non convoca i sindacati mentre procede a nuove esternalizzazioni selvagge. USB: intervenga l&#039;amministrazione comunale</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna notizia, nonostante i numerosi solleciti, per quanto riguarda il servizio di lavaggio esternalizzato alle cooperative. Indiscrezioni circa nuove esternalizzazioni riguardanti lo spazzamento estivo e i servizi del centro di raccolta in Capraia. Sempre cooperative, sempre contratti “pirata” multiservizi da pochi euro l’ora.</p>
<p><br /> Le esternalizzazioni vanno avanti di pari passo con la totale assenza di un confronto sindacale in azienda. Con Pec di richieste di incontro inviate e nessuna risposta. Vanno avanti di pari passo con l’utilizzo di SUV e macchine di lusso da parte della dirigenza REA. Uno un vero e proprio schiaffi ai lavoratori che aspettano, da mesi, di riaprire un confronto serio sull’accordo di secondo livello.</p>
<p><br /> Per l’Unione Sindacale di Base, che esprime in azienda due RSU e un RLS, non è più possibile andare avanti con queste modalità. Siamo pronti ad aprire lo stato di agitazione sindacale e andare a sciopero nei tempi previsti. Le esternalizzazioni selvagge devono essere fermate. I lavoratori delle cooperative devono essere internalizzati e pagati con il giusto contratto e la giusta retribuzione. Inutile, approvare mozioni sul salario minimo se poi nelle aziende pubbliche si applicano contratti da pochi euro l’ora. Bisogna ristabilire corrette relazioni industriali con incontri periodici e ufficiali tra dirigenza e RSU.</p>
<p><br /> Abbiamo inviato una richiesta urgente anche all’amministrazione comunale di Rosignano e ci auguriamo che almeno l’ente pubblico abbia voglia e interesse di ascoltare le ragioni dei lavoratori.</p>
<p><br /> Usb Igiene Ambientale Provincia di Livorno</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 14:56:52 +0200</pubDate>
                        <title>Sciopero manutenzione ferroviaria toscana: incrociamo le braccia per il nostro futuro</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/sciopero-manutenzione-ferroviaria-toscana-incrociamo-le-braccia-per-il-nostro-futuro-1458.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>A due anni dalla riorganizzazione del settore manutenzione di RFI, i problemi già da noi più volte denunciati non solo persistono, ma si sono ulteriormente aggravati.</p>
<p>L’azienda, invece di affrontarli e risolverli, continua a perseguire accordi territoriali finalizzati ad aumentare ulteriormente i carichi di lavoro e la produttività. In questo contesto, parlare di diritti, tutela della salute e sicurezza sembra non essere più una priorità.</p>
<p>Questa cattiva organizzazione crea difficoltà anche all’azienda stessa, che reagisce scaricando le proprie inefficienze sui lavoratori: pretende sempre di più, ignorando gli accordi già in essere o interpretandoli in modo unilaterale e conveniente.</p>
<p>Nemmeno le numerose segnalazioni agli organi competenti sono riuscite a fermare questo atteggiamento padronale da parte di RFI.</p>
<p>Non possiamo aspettare l’ennesimo evento tragico sul lavoro. Dobbiamo agire ora: dopo sarà troppo tardi e, ancora una volta, sarà facile indignarsi a posteriori, come già accaduto in passato.</p>
<p>Tutto questo avviene mentre vengono destinate ingenti risorse pubbliche per garantire la movimentazione di materiale bellico sulla rete ferroviaria: miliardi di euro per guerra e riarmo, mentre i salari e il potere d’acquisto dei lavoratori continuano a essere erosi dall’inflazione. Mentre il nostro lavoro non è neanche considerato usurante ai fini pensionistici.</p>
<p>Per questo incrociamo le braccia: per difendere i nostri diritti, la nostra sicurezza e il nostro futuro, e per contrastare queste politiche che riteniamo inaccettabili.</p>
<p>Verso la manifestazione operaia del 23 maggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Manutenzione ferroviaria USB Toscana</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:12:26 +0200</pubDate>
                        <title>Ripartita la nave carica di esplosivi diretti in Arabia Saudita. I lavoratori dell&#039;acciaieria JSW minacciano un nuovo sciopero</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/ripartita-la-nave-carica-di-esplosivi-diretti-in-arabia-saudita-i-lavoratori-dellacciaieria-jsw-minacciano-un-nuovo-sciopero-1026.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>E' ripartita&nbsp;oggi, dal porto di Piombino, la nave militare Capucine. A quanto risulta dal tracciamento la destinazione intermedia sarà il porto di Napoli. per po arrivare a Gedda. Il carico di esplosivi, cartucce, TNT e detonatori, ha come destinazionale finale proprio il porto Saudita, stando alle informazioni che abbiamo ricevuto nei giorni precedenti all'arrivo a Piombino.</p>
<p><br /> USB, come già sucesso in altri casi simili, ha inviato un esposto urgente agli organi competenti, affinchè si facesse piena luce sul rispetto della Legge 185/90 che vieta l'esportazione e il transito di materiale militare verso paesi in guerra. &nbsp;Procura, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, Capitaneria. Evidentemente nessuno ha sentito la necessità di approfondire quanto da noi più volte denunciato, a differenza dei casi più recenti di Cagliari e Gioia Tauro.</p>
<p>Ancora una volta sono stati i lavoratori a battere un colpo, in questo caso la RSU dell'acciaieria JSW di Piombino: stabilimento in cui, neanche qualche settimana fa, era stato effettuato un carico di materiale bellico su un treno diretto a Palmanova.&nbsp; I lavoratori hanno comunicato formalmente che, qualora i piazzali dello stabilimento fossero stati utilizzati ancora una volta per operazioni militari, si sarebbero fermati immediatamente in sciopero. Un segnale molto importante rivolto a chi vorrebbe militarizzare fabbriche e porti e renderci tutti complici della guerra e del riarmo., che stiamo già pagando con l'impennata dei prezzi e la perdita vertiginosa di potere di acquisto dei lavoratori e che sta causando migliaia di morti civili.</p>
<p>USB, come di consueto, aveva proclamato uno sciopero presso la compagnia portuale di Piombino, per dare la possibilità a chiunque volesse rifiutarsi di essere complice di questi trasporti militari di potersi fermare in sciopero senza rischi. Un intervento difficile in quanto ai lavoratori, così come succedeva anche a Livorno, viene detto che si tratta di materiali utilizzati in esercitazioni non destinato a teatri di guerra, oltre&nbsp;il ricatto occupazionale e la scarsità di traffici commerciali, dovuta anche e soprattutto alla presenza del rigassificatore che limita fortemente lo sviluppo del porto, per convincere i lavoratori a chiudere gli occhi.</p>
<p><br /> Noi non ci arrendiamo. Continueremo a denunciare i traffici di armi, la militarizzazione delle banchine e delle fabbriche, ma soprattutto continueremo a proclamare sciopero ogni qualvolta sarà annunciata la presenza di navi militari.<br /> <br /> Ringraziamo come sempre i comitati di Piombino e le &quot;Donne in Nero&quot; per il prezioso e instancabile lavoro di sensibilizzazione.<br /> <br /> Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:27:00 +0200</pubDate>
                        <title>Lavoratori esterni della società Menicagli Pianoforti al Teatro Goldoni di Livorno: USB chiede immediata regolarizzazione</title>
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		                        		https://toscana.usb.it/leggi-notizia/lavoratori-esterni-al-teatro-goldoni-usb-chiede-immediata-regolarizzazione-0931.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata di&nbsp;ieri, 29 marzo, durante lo scarico e il montaggio di uno spettacolo presso il Teatro Goldoni di Livorno, la dirigenza della fondazione ha reputato necessario far intervenire manodopera esterna al teatro. In particolare lavoratori indicati come dipendenti della società Menicagli Pianoforti. &nbsp;Si sono presentati 5 lavoratori sprovvisti di dispositivi di protezione individuale. I lavoratori del teatro dopo aver chiesto informazioni circa la regolarità del loro rapporto di lavoro si sono sentiti rispondere che non hanno mai né visto né firmato un contratto di lavoro e di essere pagati in contanti 9 euro l'ora. A quel punto l'organizzazione sindacale ha chiesto ai direttori tecnici, presenti sul posto, di bloccare i lavori fino a quando non fossero arrivati contratti di lavoro regolari e la comunicazione all'INPS di almeno un giorno prima che attestasse il loro corretto avviamento.<br /> Menicagli Pianoforti non solo non ha inviato la documentazione richiesta ma addirittura ha comunicato di non essere neanche lui il datore di lavoro ma una non meglio specificata agenzia di somministrazione.<br /> USB, dopo aver minacciato lo sciopero, ha acconsentito a proseguire i lavori con il solo personale direttamente contrattualizzato ed è iniziata una raccolta fondi volontaria per pagare la giornata di lavoro ai ragazzi senza contratto di lavoro che sono stati allontanati.<br /> <br /> Solo nella giornata odierna la Fondazione ha inviato una nota in cui dice di aver ricevuto regolari contratti di lavoro degli operai intervenuti nella giornata di&nbsp;ieri. Il sindacato non ha potuto visionare tale documentazione ma in ogni caso ci chiediamo:<br /> <br /> La fondazione sapeva che che non è direttamente Menicagli Pianoforti ad occuparsi del personale? &nbsp;È regolare in un teatro pubblico utilizzare il sistema di subappalto?<br /> <br /> Siamo sicuri che i contratti che ha presentato&nbsp;oggi&nbsp;Menicagli Pianoforti siano effettivamente riconducibili ai 5 ragazzi avviati&nbsp;ieri&nbsp;a lavoro? Nessuno della fondazione ha chiesto i loro nomi e cognomi.<br /> Siamo sicuri che l'avviamento al lavoro non sia stato comunicato successivamente?<br /> Siamo sicuri che il contratto di lavoro sia relativo a tutte le ore dell'avviamento (circa 9/10 ore) e non solo di una piccola parte?<br /> <br /> In ogni caso come organizzazione sindacale chiediamo alla fondazione di contrattualizzare direttamente tutti i lavoratori. Qualora non ci fossero alternative, di farsi inviare preventivamente tutta la documentazione relativa al rapporto di lavoro compresa di documenti di identità (per poter effettuare un controllo interno) e orario di lavoro corretto.<br /> <br /> In caso contrario i lavoratori del teatro si fermeranno immediatamente.</p>
<p>Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 14:34:17 +0100</pubDate>
                        <title>USB Piaggio Pontedera: basta sacrifici sempre e solo per i lavoratori</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha sostenuto per anni politiche contro il mondo del lavoro, chi ha smantellato diritti, precarizzato intere generazioni e reso normali gli ammortizzatori sociali al posto di lavoro stabile, oggi non può certo rappresentare una soluzione. Pontedera, città simbolo della produzione industriale, rischia di diventare il simbolo opposto: una fabbrica svuotata, precarizzata, senza prospettiva. Un fantasma di ciò che è stata. E tutto questo avviene nel silenzio complice di chi dovrebbe difendere questo territorio Dopo oltre quattro mesi di contratto di solidarietà, i lavoratori dello stabilimento Piaggio di Pontedera tornano nei reparti con un’unica certezza: aver pagato ancora una volta il prezzo più alto. Per mesi centinaia di lavoratori hanno vissuto con stipendi ridotti al 65%, in una condizione già resa insostenibile da salari fermi da trent’anni e da un’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto. Una vera e propria emergenza sociale scaricata interamente sulle spalle di chi lavora. E cosa trovano al rientro? Dopo pochi giorni entrano in stabilimento circa 270 lavoratori a tempo determinato, assunti per pochi mesi. Un’operazione resa possibile da un accordo di prossimità, firmato ancora una volta da Fim e Uilm, senza reali garanzie né per i lavoratori stabili né per i precari. Un accordo che parla di “prelazione” per circa 60 lavoratori, ma che nei fatti si traduce in appena 13 possibili stabilizzazioni. Una presa in giro. Nel frattempo, dentro lo stabilimento si consumano ingiustizie evidenti: lavoratori con anni di esperienza lasciati fuori, mentre altri nuovi vengono chiamati. Nessuna trasparenza, nessun criterio equo. Solo arbitrarietà. E mentre si alimenta questa guerra tra poveri, si apre anche una procedura di mobilità volontaria per circa 80 lavoratori firmata da Fim Fiom e Uilm. Non solo: è ancora in vigore un contratto di solidarietà per impiegati e indiretti. Siamo di fronte a un modello ormai chiaro: riduzione strutturale dell’occupazione, precarizzazione crescente, uso sistematico degli ammortizzatori sociali per gestire una crisi che la dirigenza continua a non affrontare con un vero piano industriale. Altro che “solidarietà”. Questa è una gestione scientifica del ridimensionamento, costruita pezzo dopo pezzo con la complicità di chi firma tutto senza mai pretendere garanzie reali. La direzione Piaggio continua a parlare di crisi, di mercato, di costi. Ma i bilanci raccontano altro: nessun vero investimento sullo stabilimento di Pontedera, nessuna visione industriale, nessuna prospettiva di rilancio. E intanto si chiede ai lavoratori di stringere la cinghia. Sempre. Si taglia il salario. Si riduce l’orario. Si aumenta la precarietà. Mai un sacrificio da parte di chi dirige. Mai una rinuncia da parte di chi decide. È inaccettabile. Ed è altrettanto inaccettabile il ruolo di quelle organizzazioni sindacali che continuano a firmare accordi peggiorativi, legittimando questo modello e abbandonando i lavoratori senza tutele reali. Accordi che non garantiscono il futuro. Accordi che dividono i lavoratori. Accordi che trasformano diritti in concessioni temporanee. Noi non ci stiamo. Come RSU USB denunciamo con forza questa situazione e diciamo chiaramente che così non si può andare avanti. Dentro lo stabilimento si vive ogni giorno un clima fatto di incertezza e frustrazione: lavoratori che non sanno se e quando lavoreranno, quanto guadagneranno, se avranno un futuro. Questa non è una crisi da gestire. È un modello da respingere. E ORA LO DICIAMO CHIARO: LE RESPONSABILITÀ SONO ANCHE POLITICHE. Quello che sta accadendo a Pontedera non è solo il risultato delle scelte aziendali, ma il frutto di un sistema di complicità che tiene insieme dirigenza, pezzi del sindacato e una politica completamente assente o, peggio, servile. Da anni assistiamo al silenzio assordante delle istituzioni locali e regionali, che si ricordano della Piaggio e dei suoi lavoratori solo quando c’è da fare passerelle o raccogliere voti. Per il resto, nulla. Nessuna presa di posizione reale. Nessuna pressione sull’azienda. Nessuna difesa concreta dell’occupazione. Un Partito Democratico che si riempie la bocca di lavoro e diritti, ma che nei fatti si piega agli interessi della proprietà, diventando garante di un modello industriale che impoverisce il territorio e cancella il futuro. Non ci stupiamo più.. Noi non accettiamo questo scenario. Non accettiamo che la crisi venga usata come alibi permanente. Non accettiamo che i lavoratori paghino sempre tutto. Non accettiamo sindacati che firmano senza mandato reale. Non accettiamo una politica che guarda altrove. Se qualcuno pensa che i lavoratori continueranno a subire in silenzio, si sbaglia. Per noi è importante costruire opposizione, conflitto e organizzazione reale, dentro e fuori la fabbrica. Perché senza lotta non ci sarà nessun futuro.</p>
<p>RSU USB PIAGGIO PONTEDERA</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:31:57 +0100</pubDate>
                        <title>L&#039;attuale porta a porta non è più la soluzione, USB: è arrivato il momento di rivedere le scelte sul servizio di raccolta</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’attuale sistema di raccolta rifiuti necessita di una profonda rivisitazione.<br /> Il sistema di raccolta così strutturato in forma di porta a porta sicuramente utile a sensibilizzare il cittadino, non ha tuttavia sortito gli effetti previsti.<br /> <br /> In prima istanza. come USB da tempo denunciamo come l’attuale organizzazione del servizio determini ed abbia determinato negli anni un segno tangibile sugli operatori, con seri problemi alle articolazioni e alla colonna vertebrale.<br /> Il numero di infortuni è salito in modo esponenziale così come le malattie professionali.<br /> <br /> Seri problemi di salute che non possono più essere ignorati continuando ad adottare un sistema lavorativo chiaramente invalidante per i lavoratori.<br /> <br /> Assistiamo ormai da tempo a conferimenti scorretti che gravano negativamente sul lavoro quotidiano degli operatori in termini di movimentazione carichi (sacchi pesi di dimensioni eccessive, con materiale non conforme).<br /> <br /> Nonostante l’apprezzabile tentativo da parte dell’Azienda di trovare soluzioni tecniche volte al miglioramento di situazioni specifiche attraverso un confronto costante con le organizzazioni Sindacali risulta evidente che ciò non sia sufficiente.<br /> <br /> Le problematiche strutturali che necessitano di essere risolte, purtroppo, nonostante la disponibilità più volte manifestata ad&nbsp;oggi&nbsp;restano tutte sul tavolo.<br /> <br /> Ribadiamo sia fondamentale rivedere il sistema di esposizione del materiale che deve essere su area pubblica, il superamento del sistema di raccolta mono-operatore, l’utilizzo di contenitori di dimensioni confacenti con un ritiro domestico e di tipologia che consenta la verifica visiva da parte dell’operatore (a cui compete in primis) del corretto conferimento.<br /> <br /> Il ritiro a domicilio ad&nbsp;oggi&nbsp;non sta garantendo una qualità migliore della raccolta differenziata.<br /> <br /> Quando l’azione di controllo del corretto conferimento, che sta alla base dell’intero sistema, si scontra quotidianamente con la necessità di togliere i sacchi soprassedendo, anche da parte dell’operatore, al controllo stesso determina conseguentemente un aumento dei volumi di rifiuti raccolti a discapito della salute e sicurezza dei lavoratori e della qualità della metodologia di lavoro.<br /> <br /> Riteniamo indispensabile e non più procrastinabile azioni fattive e sistemiche che riportino al centro la tutela dei lavoratori oltre che il rispetto delle normative in materia di corretto conferimento dei rifiuti da parte della cittadinanza.<br /> <br /> Usb Igiene Ambientale Livorno</p>]]></content:encoded>
			
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