Allerta arancione a Pistoia: a casa studenti e docenti, a scuola il personale ATA. La pioggia non è un pericolo per custodi e amministrativi.
Con l'ordinanza n. 1215 del 7 ottobre 2026 il Sindaco di Pistoia ha disposto, per l'allerta meteo arancione, la chiusura di cimiteri, parchi, impianti sportivi, piste ciclabili lungo l'Ombrone, mercati e manifestazioni all'aperto, e la sospensione dell'attività didattica in tutte le scuole di ogni ordine e grado dalle 17 del 7 alle 17 dell'8 ottobre. L'ordinanza parla di sospensione dell'attività didattica e non di chiusura degli edifici, e i dirigenti scolastici si sono attenuti alla lettera del provvedimento: studenti e docenti restano a casa, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici devono presentarsi regolarmente in servizio.
È una scelta che non regge. La stessa ordinanza motiva il provvedimento con il rischio di allagamenti e smottamenti diffusi, con la necessità di tutelare l'incolumità pubblica e di non intralciare la viabilità e gli eventuali soccorsi. Se uscire di casa e mettersi in strada è un pericolo per un insegnante o per uno studente, lo è allo stesso modo per una collaboratrice scolastica che attraversa la provincia per aprire un plesso vuoto. Il personale ATA non è una categoria di serie B a cui si può chiedere di correre rischi che si risparmiano agli altri, e la tutela della sicurezza non si applica in base al profilo professionale.
I dirigenti avevano gli strumenti per evitare questa disparità, a partire dalla possibilità di ridurre la presenza al minimo indispensabile o di chiedere chiarimenti all'amministrazione comunale. Hanno preferito la soluzione più comoda per gli uffici, scaricando il rischio sui lavoratori meno tutelati e peggio pagati della scuola. Chiediamo che in occasione delle prossime allerte i dirigenti scolastici dispongano l'esonero dal servizio per tutto il personale non strettamente necessario, e che le amministrazioni comunali, quando ordinano la sospensione delle lezioni, chiariscano esplicitamente cosa accade a chi nella scuola lavora.
C'è poi una questione che va oltre la singola giornata. Se a ogni allerta arancione la risposta obbligata è chiudere le scuole, è perché edifici e infrastrutture non sono in grado di garantire sicurezza quando piove forte. Plessi con infiltrazioni e coperture da rifare, strutture costruite decenni fa e mai adeguate, strade e reticolo idraulico minore che vanno in crisi alla prima precipitazione intensa: è il risultato di anni di tagli agli enti locali e di manutenzione rinviata, mentre le risorse pubbliche vengono dirottate altrove, a cominciare dalla spesa militare. Ogni giorno di scuola perso per maltempo è il conto di questa scelta politica, e a pagarlo sono studenti, famiglie e lavoratori.
Il cambiamento climatico rende questi eventi sempre più frequenti. Non si può continuare a gestirli con ordinanze emergenziali e chiusure a catena: servono investimenti strutturali sulla messa in sicurezza dell'edilizia scolastica e del territorio, un piano pubblico di manutenzione e regole chiare che tutelino allo stesso modo tutte le persone che vivono e lavorano nella scuola.
USB Scuola Toscana