B.S. AUTOTRASPORTI LIVORNO: REPRESSIONE SINDACALE, SANZIONI E MANCANZA DI CONFRONTO. CONTINUA LO STATO DI AGITAZIONE
A mesi dalle mobilitazioni culminate nei due giorni di sciopero del febbraio 2026, durante i quali lavoratori e attivisti USB sono stati minacciati di licenziamento e denuncia per i picchetti davanti alla sede aziendale, restano irrisolte le gravi criticità nell'appalto DHL di Livorno.
B.S. Autotrasporti continua a sottrarsi a un confronto serio con i lavoratori e con USB. Il dialogo con coordinatori e responsabili è spesso inesistente, rendendo impossibile affrontare i problemi che emergono quotidianamente.
USB ha proposto incontri periodici tra coordinatori e corrieri per migliorare l'organizzazione dei giri, distribuire equamente i carichi di lavoro, prevenire contestazioni disciplinari e rendere più efficiente il servizio. Una proposta che l'azienda continua a ignorare.
Ai lavoratori viene imposto il rigoroso rispetto delle procedure DHL senza garantire condizioni che consentano di operare in sicurezza, nel rispetto del Codice della Strada e delle normative vigenti. Carichi di lavoro e tempi di consegna rendono sempre più difficile rispettare contemporaneamente tutte queste prescrizioni.
Restano inoltre aperte le violazioni contrattuali: decurtazioni unilaterali di ferie e ROL per esigenze aziendali, senza il consenso dei lavoratori, e il mancato riconoscimento della maggiorazione prevista dal CCNL per il personale di magazzino impiegato il sabato.
Dopo essere stata costretta a riconoscere USB come interlocutore sindacale, l'azienda continua a mantenere un atteggiamento ostile verso i lavoratori organizzati. Contestazioni disciplinari e sanzioni vengono applicate a pioggia e con crescente severità. Si passa da pesanti decurtazioni salariali a sospensioni dal lavoro e dalla retribuzione sempre più lunghe, con un progressivo inasprimento dell'azione disciplinare che sembra preludere anche al possibile ricorso al licenziamento. Un'escalation che, in diversi casi, assume un evidente carattere intimidatorio e ritorsivo nei confronti di chi rivendica i propri diritti o partecipa all'attività sindacale.
A fronte di questi provvedimenti, l'azienda continua inoltre a non fornire documentazione che dimostri l'effettiva applicazione delle presunte penali da parte della committenza DHL, utilizzate per giustificare le sanzioni.
Persistono pressioni e intimidazioni nei confronti dei lavoratori, in particolare degli iscritti e dei delegati sindacali, in un clima incompatibile con le libertà garantite dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. Non si tratta di episodi isolati, ma di un quadro complessivo che sembra mirare a scoraggiare ogni forma di iniziativa collettiva.
Emerge una precisa volontà di comprimere gli spazi del conflitto sindacale, trattando l'organizzazione dei lavoratori come un ostacolo alla continuità del servizio e alla circolazione delle merci, anziché come un diritto. Quando l'attività sindacale viene ostacolata, chi sciopera viene intimidito e chi organizza la protesta viene colpito con provvedimenti disciplinari o minacciato di conseguenze ancora più gravi, non è in discussione soltanto la posizione dei singoli lavoratori, ma il diritto collettivo di organizzarsi, contrattare e costruire rapporti di forza per difendere salario e sicurezza.
Per tutte queste ragioni USB ha riaperto formalmente lo stato di agitazione dal 6 maggio. Nonostante le ripetute richieste, l'azienda continua a rifiutare un confronto effettivo e ad assumere impegni concreti per risolvere i problemi denunciati dai lavoratori.
USB continuerà a intervenire su tutti i piani, sindacale, legale e di mobilitazione, per difendere diritti, sicurezza, salario e il pieno esercizio delle libertà sindacali.
Dopo aver formalmente diffidato l'azienda, denunciamo pubblicamente questo atteggiamento e ribadiamo che non accetteremo ulteriori intimidazioni, ricatti o comportamenti discriminatori.
USB LIVORNO