Pisa:NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA GESTIONE RIFIUTI IN TOSCANA !

Pisa -

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA GESTIONE RIFIUTI IN TOSCANA !

 

La riorganizzazione dei servizi ambientali in Toscana, iniziata con la legge regionale n. 61/2007, ha avviato il percorso di creazione di “super gestori” che comporta un processo di privatizzazione di fatto delle aziende pubbliche, creando un unico gestore, attraverso una società mista a maggioranza pubblica per il 55% e privata per il restante 45%. Per questo nel 2011 è stata costituita la società RetiAmbiente Spa - al momento interamente pubblica - in cui sono confluiti i 101 Comuni dell’Ato Costa. I comuni coinvolti sono quelli delle 4 provincie di Pisa, Lucca, Livorno e Massa Carrara.

 

Il gestore unico tratterà tutto il ciclo produttivo: spazzamento, raccolta, trasporto, selezione, trattamento, recupero e commercializzazione, smaltimento rifiuti (dalle discariche agli inceneritori). Questo processo investirà sia la popolazione delle 4 provincie (oltre un milione e trecentomila cittadini), sia i lavoratori delle attuali 18 aziende coinvolte e delle ditte esternalizzate, circa 3000 lavoratori .

 

Il privato che entrerà, seppure in minoranza, avrà l’affidamento della gestione operativa e il diritto di esprimere l’amministratore delegato dell’azienda, ma dopo l’ingresso potrà modificare lo Statuto della società mista, trasformando l’operazione in una vera e propria privatizzazione di tutto il settore.

 

La scelta del socio privato sarà tramite gara europea, evidenziando anche in questo caso la logica sovranazionale dell’operazione, che rientra a pieno negli obiettivi della Troika europea in tutti i paesi della UE: creare un “ambiente” economico, legislativo e del mercato del lavoro al servizio degli interessi del privato, delle grandi multinazionali, dei mercati finanziari, delle banche, ma contro gli interessi dei lavoratori e delle grandi maggioranze, come sta avvenendo in Grecia.

 

L’iter della gara è in corso, per un appalto di 6 miliardi di euro, della durata di 20 anni.

 

Altro tassello del percorso di privatizzazione è la recente firma del Protocollo d’intesa sui passaggi del personale tra l’autorità di ambito ATO Toscana Costa e i sindacati complici CGIL, CISL, UIL e FIADEL.

 

Il Protocollo definisce i passaggi del personale come definito dalle norme contenute nel D. Lgs n. 152/2006, art 202 comma 6, nel quale si prevede che al personale sia applicato il contratto di categoria delle aziende pubbliche del settore igiene ambientale (Federambiente), e che per 5 anni venga assicurato (tranne ai dirigenti) la permanenza presso le aree di lavoro di provenienza, ma non dà alcuna garanzia effettiva per la totalità dei lavoratori dei vari appalti e cooperative del settore, né per l’applicazione del contratto Federambiente né per il mantenimento dei posti di lavoro né per la mobilità interprovinciale.

 

Questo devastante processo di privatizzazione continua ad andare avanti nonostante:

 

- L’esito del referendum del 2011, promosso dal comitato "2 Sì per l'Acqua Bene Comune" sull’abrogazione delle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali vide 25.935.372 di italiani, cioè il 95,35 per cento degli aventi diritto al voto, esprimersi contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Nonostante questo schiacciante risultato, la Giunta Regionale Toscana di centro “sinistra” guidata da Enrico Rossi, ha confermato e proseguito il processo di riorganizzazione e privatizzazione dei servizi ambientali, facendosi schermo delle direttive europee sulle norme privatizzatrici sui servizi pubblici locali, a conferma della fine della democrazia formale e reale in quest’Unione Europea.

 

 

 

 

 

 

- L’evidenza su più fronti che la gestione privatistica dei servizi non porta a risparmio e qualità per gli utenti e non è esente dalle logiche clientelari: l’inchiesta Mafia Capitale, che coinvolge appalti e servizi ambientali, è un esempio lampante di un sistema criminale e parassitario che si è sviluppato intorno alla possibilità di profitti privati con i soldi pubblici.

- La modifica strutturale del contesto di questi anni, che ha visto un aumento della raccolta differenziata e quindi una diminuzione dei rifiuti destinati agli inceneritori.

 

PER TUTTO QUESTO CHIEDIAMO AI SINDACI DEI 101 COMUNI DELL’ATO COSTA

DI OCCUPARSI DEL BENE PUBBLICO, GARANTENDO I CITTADINI E I LAVORATORI TUTTI, SIA DIPENDENTI DEI GESTORI SIA DEI VARI APPALTI E COOPERATIVE E PRESTATORI D’OPERA E L'AMBIENTE,

ATTRAVERSO IL MANTENIMENTO DI UNA GESTIONE INTERAMENTE PUBBLICA DEI RIFIUTI.

 

La tesi della gestione pubblica oggi trova conforto nel Piano straordinario di Ambito, dove si evidenzia che non c’è la necessità di smisurati investimenti a vantaggio d’impegni più contenuti e di una migliore gestione, supportata da una visione strategica di più ampio respiro.

 

Il Piano parla di strutture per il compostaggio, dedicate alla preparazione, selezione e valorizzazione dei materiali da riciclo. Il tutto in un’ottica di riduzione drastica dell’impatto ambientale e di una corretta gestione dell’intera filiera del rifiuto finalizzata al recupero di materia. Quest’ultimo obiettivo, pienamente condivisibile, cozza evidentemente con la logica del profitto che spinge il privato a intervenire. Solo una gestione pubblica, orientata da scelte politiche e non di mercato, può garantire obiettivi eco-compatibili.

 

La privatizzazione forsennata di tutti i servizi pubblici, degli asset strategici del paese (telecomunicazioni, trasporti, sanità, siderurgia), che caratterizza da oltre 20 anni le politiche dei governi italiani a livello mondiale, non ha risolto un problema del sistema economico italiano, ma li ha aggravati, come emerge ogni giorno dai dati macro economici e dalle incredibili ruberie che la cronaca giudiziaria ci racconta.

 

PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI E DEGLI UTENTI,

E’ FONDAMENTALE PORTARE AVANTI UNA BATTAGLIA COMPLESSIVA

 

• Per il mantenimento dei servizi per l’ambiente in mano pubblica.

• Per la costruzione di una politica di gestione rifiuti orientata alla difesa dell’ambiente e dei cittadini e non alla produzione di profitti privati. Una politica dei rifiuti orientata alla differenziata, al riciclo e al riuso può creare occupazione molto più del processo di incenerimento

• Per la costruzione di una piattaforma comune di tutti i lavoratori del settore (sia dipendenti dei gestori che dei vari appalti).

• Per l’applicazione del contratto Federambiente a tutti i lavoratori del settore.

• Perché la tutela della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini sia l’unica priorità delle pubbliche amministrazioni.

 

SU QUESTI OBIETTIVI L’UNIONE SINDACALE DI BASE HA COSTRUITO

E COSTRUIRA’ NEI PROSSIMI MESI MOMENTI DI STUDIO, PROPOSTA E DI CONFLITTO.