STRAGE DI VIAREGGIO, 17 ANNI DOPO: LA CASSAZIONE CHIUDE IL CERCHIO, MA IL SISTEMA RESTA IN PIEDI

Firenze -

Ieri sera, 25 giugno 2026, la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite. Rigettati i ricorsi degli imputati, è confermata tra le altre la condanna a cinque anni per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e RFI.

USB Toscana esprime vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le lavoratrici e i lavoratori ferroviari che per diciassette anni hanno tenuto viva la memoria e la battaglia per la giustizia.

Una giustizia parziale, strappata metro per metro

Questa condanna definitiva è un risultato importante, ma non cancella né le ferite di chi ha perso una persona cara, né quelle prodotte dal percorso giudiziario stesso. Nel 2021 la Cassazione aveva dichiarato prescritti i reati di omicidio colposo, non riconoscendo l'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Trentadue persone morte, e l'omicidio andato in prescrizione: un paradosso che rivela tutto il limite di un sistema che tutela i potenti più delle vittime. Tutte le condanne riguardano il solo reato di disastro ferroviario colposo, l'unico sopravvissuto alla ghigliottina della prescrizione. Come ricordano i familiari: la prescrizione non è un'assoluzione.

Le responsabilità sono di classe, non solo individuali

Nel processo è emersa una deliberata politica aziendale improntata al risparmio sulla sicurezza e alla massimizzazione dei profitti, con un rischio consapevolmente scaricato su lavoratori e cittadini. Quella notte non fu una fatalità: fu il frutto della ricerca del profitto a tutti i costi. I tagli al personale, la deregolamentazione della manutenzione, l'esternalizzazione a catena delle responsabilità erano il sistema. Moretti ne era il volto pubblico, non un'eccezione. Cinque anni di pena per 32 vite spezzate non è la giustizia che queste famiglie meritano. Lo ricorda bene Daniela Rombi, presidente de "Il Mondo che vorrei", che nella strage perse una figlia di ventuno anni: "Sette tribunali hanno detto che sono colpevoli e la prescrizione non è un'assoluzione. Per noi restano colpevoli anche dei reati prescritti."

La lotta deve continuare: salari, salute e sicurezza sul lavoro

Viareggio non è un caso isolato: è il punto più tragico di una linea che attraversa decenni di tagli, precarizzazione e smantellamento delle tutele. Ogni anno in Italia muoiono migliaia di lavoratrici e lavoratori, e la risposta giudiziaria arriva decenni dopo, ridotta dalla prescrizione. Non basta. USB si batte ogni giorno su tre fronti inscindibili: salari dignitosi, salute nei luoghi di lavoro, sicurezza reale — non quella scritta nei contratti e ignorata nei fatti. Lo abbiamo fatto nelle vertenze, negli scioperi contro i piani industriali che svuotano gli organici, nelle lotte di chi lavora in condizioni insicure senza voce per dirlo. La logica che ha prodotto Viareggio, il profitto prima delle persone, è la stessa che USB contrasta ogni giorno nei trasporti, nella logistica, nella scuola, nella sanità, nell'industria. Non si tratta di sicurezza come voce di bilancio: si tratta di vite umane da tutelare.

Alle famiglie che hanno lottato per diciassette anni diciamo: siete stati voi i veri protagonisti di questa storia. Noi non vi lasceremo da soli.

USB Toscana